Wine delivery: cosa e dove ordinare alcolici a domicilio

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La crescita di alcolici nel mese di marzo negli Stati Uniti sarà, secondo le stime di Nielsen, del 55%. Durante l’emergenza Coronavirus è stato un vero boom, soprattutto per superalcolici come gin, tequila e kit per i cocktail che hanno registrato un +75% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Crescono anche i consumi di vino e birra, rispettivamente con un +66% e +42%. Gli americani hanno deciso di berci su e a New York i negozi di alcolici sono aperti, considerati attività essenziali dal governatore Andrew Cuomo. Ma è l’online ad avere vinto e a livello nazionale le vendite sui canali digitali sono aumentate del 243%, superando di gran lunga le vendite nei negozi. In Russia le vendite di vodka e cognac sono decollate: +20% secondo i dati diffusi dall’Unione nazionale dei consumatori. Anche lì si esce meno, ma non per questo si smette di bere o di usare la vodka come panacea di tutti i mali, incluso l’uso disinfettante: lì costa meno di un gel igienizzante. In Italia non è stato così, ma qualcosa si è mosso.

Non era vero!

Mentre il senatore Domenico Scilipoti proponeva di vietare la vendita di alcolici fino alla fine delle norme di contenimento dei decreti legge – per evitare festini – si era sparsa la voce di un’impennata di alcolismo: + 250% è un dato che è circolato sui giornali riguardante il nostro Paese. Sbagliato perché parziale. Sono le statistiche che riguardano la performance pazzesca solo di Winelivery, il servizio di consegna a domicilio di bevande alcoliche, e riguardano la fine di marzo. Sulla loro piattaforma gli ordini di alcolici sono aumentati del 250%. E gli altri?

La cucina si fa a casa

L’alcol a domicilio ha funzionato, mentre sulla cucina si aspettano le statistiche. Tuttavia è evidente che non abbia funzionato allo stesso modo. Le ordinazioni di cibo tramite le app di delivery sono crollate nelle ultime settimane, specialmente a Milano. Daniele Contini, country manager per l’Italia di JustEat ha spiegato a Linkiesta: «Non c’è dubbio che nelle ultime settimane c’è stata una battuta d’arresto nei consumi e nei volumi, calati anche nel comparto del food delivery. Per noi questo è attribuibile a due fenomeni: le persone sono andate nei supermercati a fare provviste, hanno avuto più cibo da smaltire e questo ha frenato il consumo fuori casa e anche il delivery». Speriamo migliori, perché con almeno un’altro mese davanti da passare in casa, o quasi, magari si avrà voglia di concedersi qualcosa di diverso.

Wine bar e ristoranti aprono le proprie cantine specializzate

Non si può uscire, niente aperitivi e niente serate in birreria, ma non per questo gli italiani hanno effettivamente deciso di abbassare il gomito, anzi. Sono cresciuti i consumi di vino e birra nei supermercati, ma soprattutto online, perché se nella grande distribuzione non si trova tutto, online la scelta è potenzialmente infinita: dai vini naturali alle bottiglie di piccoli produttori. A scendere in campo consorzi, wine bar e singole aziende, che essendosi ritrovati di colpo a vendite zero, si sono ingegnati. Il risultato, incoraggiante. Anche per i ristoranti è stata una scelta vincente: se la cucina non lavora, si fa girare la cantina. Per chi ha una selezione unica di bottiglie, le richieste sono arrivate. Il caso di Tipografia Alimentare a Milano ne è un esempio: consegna dopo consegna hanno svuotato il magazzino e fatto nuovi ordini, permettendo così anche ai vignaioli di continuare a lavorare e sostenendo un’intera filiera. Ecco nella gallery chi consegna, come e dove.

Tipografia Alimentare ti consegna a casa, Milano
Cantina Urbana, aperitivo “Lè on gran Milan” e vino milanese
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