Wet markets riaperti, PETA: “La prossima pandemia mortale è inevitabile”

Wet markets riaperti, PETA: “La prossima pandemia mortale è inevitabile”

Wet markets riaperti, PETA: “La prossima pandemia mortale è inevitabile”” è stato pubblicato su Vegolosi, magazine di cultura e cucina 100% vegetale

Il lockdown si è allentato in molte parti del mondo e con esso hanno riaperto molte attività commerciali, wet markets di tutto il mondo compresi. Un nuovo video pubblicato da PETA (People for the Ethical Treatment of Animals) mostra come le attività nei mercati umidi in Cina, Thailandia e Filippine non siano affatto cambiate, anzi.

Nuove immagini, vecchia tortura

Le immagini, girate nelle scorse settimane, mostrano nuovamente le torture e le aberrazioni a cui sono costretti centinaia di migliaia di animali, selvatici e non. Di nuovo macellazioni all’aperto, coabitazione forzata di specie diverse fra le quali pipistrelli, zibetti, polli, anatre, rane, pesci, conigli. Ancora una volta le indagini delle associazioni mostrano il ripetersi di quelle condizioni che sono all’origine dell’attuale pandemia, che lungi dall’essere stata sconfitta, continua a mietere vittime in tutto il mondo.

La prossima pandemia mortale è inevitabile fino a quando i mercati pieni di animali malati e stressati rimarranno aperti”, afferma Ingrid Newkirk, fondatrice della PETA. “La PETA chiede ai funzionari del governo di chiudere questi incubatori di pandemie”. La petizione internazionale è partita all’inizio del mese di aprile, e nonostante le 500 mila firme raccolte, la posizione dei governi e delle istituzioni mondiali come l’OMS, non è chiara.

Un’immagine tratta dal video PETA

Chiudere i mercati umidi? “Ni”

La scorsa settimana Humane Society International ha chiesto ufficialmente chiarimenti all’OMS sulle ultime dichiarazioni rilasciate da un suo portavoce. Secondo quanto diffuso dall’Associated Press, l’esperto per la sicurezza alimentare e le malattie animali dell’OMS, Peter Ben Embarek, non sosterrebbe la chiusura dei mercati di animali vivi, come quello di Wuhan, in Cina, collegato alla diffusione del COVID-19. “Le osservazioni fatte, non hanno affrontato il problema degli animali selvatici venduti per essere consumati. Si tratta di una distinzione importante, data la prova scientifica che malattie come il COVID-19 e la SARS hanno avuto diffusione nei mercati di fauna selvatica – spiega sempre Humane Society International nella propria nota alla stampa –  Il 17 aprile, infatti, il direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus ha dichiarato: ‘I governi devono applicare rigorosamente divieti sulla vendita e sul commercio di animali selvatici destinati all’alimentazione umana’. Chiediamo pertanto all’OMS di fornire delucidazioni su quanto detto da Peter Ben Embarek e ribadire che gli animali selvatici non dovrebbero essere venduti in questi mercati”.

Problema complesso, soluzione complessa

Chiudere i mercati umidi non è una soluzione semplice e per alcuni non è nemmeno la soluzione unica e perfetta per cercare di evitare nuove situazioni come quella legata al nuovo coronavirus. La ricercatrice Hamy Hinsley del dipartimento di zooologia dell’Università di Oxford, in una recente intervista rilasciata a Channel 4, ha spiegato: “Dobbiamo superare l’idea che esista una soluzione unica e semplice per un problema così complesso. Nel mondo vengono cacciate e commerciate migliaia di specie animali in tutto il mondo e non solo a fini alimentari ma anche farmaceutici o per diventare animali da compagnia; bisognerebbe guardare alla situazione nella sua complessità, cercando di evitare quelle condizioni terribili di insalubrità e di mancanza di igiene durante la vendita di questi animali, così come vietare la commercializzazione di alcune specie selvatiche ad alto rischio“.
Eppure lo stop alla commercializzazione di specie selvatiche sembra essere un punto fondamentale per arginare i rischi, come ha spiegato il responsabile dei crimini contro l’ambiente della polizia tailandese May Gen Wiwat Chaisangkha:”Se il commercio fosse messo fuori legge, sarebbe molto più semplice controllare e rendere più sicura la situazione, ma il problema sono la continua domanda ed offerta: questo rende molto difficile inasprire la legge. Personalmente – ha concluso il funzionario – credo che bandire questo commercio di specie selvatiche sarebbe la cosa migliore per tutti”.

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