Vallelunga, l’Alto Adige ancora da scoprire

Vallelunga, l’Alto Adige ancora da scoprire

La vacanza in Abruzzo
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Dici Alto Adige e già praticamente dici (quasi) tutto. La montagna italiana per eccellenza (anche se non parla italiano), bella da sembrare finta e comoda anche per anziani e bambini, è da sempre una delle mete di vacanza e relax più gettonate del nostro Paese, e in particolare quest’anno. Fruibile in ogni stagione e, come dicevamo prima, per tutte le età.

Eppure, oltre alle destinazioni più note e battute di questa terra – Val Badia, Val Gardena, Valle Isarco, Val Pusteria – ci sono angoli remoti e nascosti ugualmente spettacolari, in grado di restituire quello spirito selvaggio che, a volte, il resto della regione non dà. Uno di questi è sicuramente Vallelunga, ultimo avamposto della Val Venosta, al confine con Austria e Svizzera, che si raggiunge passando da Curon e dal suo famoso lago di Resia (quello con il campanile che emerge dalle acque, per intendersi). Si tratta di una delle valli più incontaminate di tutto l’arco alpino, immersa in un paesaggio rurale e contadino, costellato solo di piccoli insediamenti, chiesette solitarie e masi. Centro per gli sport invernali, è un luogo ideale (anche) per chi ama passeggiare circondandosi unicamente del silenzio e dei colori brillanti di queste montagne incantante. È natura allo stato puro: bella, immensa e solitaria.

Uno scorcio del ghiacciaio della Vallelunga.

Il borgo di Melago (1912 m) è l’ultima località della Vallelunga (poi ci sono solo prati, rocce e montagne): già solo per arrivarci vi riempirete gli occhi di meraviglie, ma il meglio arriverà alla fine, quando, superato il parcheggio, si staglierà davanti a voi il ghiacciaio del Gruppo della Palla Bianca. In pratica, vi ritroverete davanti a uno sfondo Windows XP. Solo più bello. E, soprattutto, vero. Da qui – quasi interamente pianeggiante, incastonata tra pascoli soleggiati e, appunto, ghiacciai, con panchine con vista distribuite qua e là – potrete percorrere la strada forestale n. 5 che scende verso il piccolo ponte in legno sul Rio Melago e, superato un cancello in legno, che procede per la Malga Melago (1970 m), dove potrete opportunamente rifocillarvi prima del rientro (vi dice niente la parola canederli?). Si tratta di 4 km in totale, facili, con qualche ripida salita.

I più esperti, invece, dopo la Malga Melago potranno proseguire per il sentiero didattico ghiacciai allestito nel 2007 e che porta fino al Rifugio Pio IX , letteralmente alla fine della Vallelunga, e che regala una vista ancora più eccezionale sulle montagne e sui ghiacciai. Il percorso si trova ad alta quota e dunque richiede una certa esperienza e un passo sicuro

Per ammirare la Vallelunga dall’alto, poi, c’è una escursione che parte da Curon Venosta presso il lago di Resia, da cui si segue il segnavia n. 5 che, attraverso un bosco di larici molto aperto, permette di godere viste scenografiche della vallata e delle cime circostanti. Si passa per la malga Rossbödenalm (2364 m), il lago di Pedross, il passo Valles (Valzerschartl, 2672 m), la cresta sudorientale del Wölfelekopf, i laghetti Gschwller, e poi si comincia a scendere fino a incontrare l’Alta Via (segnavia n. 11), nell’alta Valle di Melago. Giunti a Melago (con una discesa inizialmente un po’ ripida, poi mano a mano più dolce), si può prendere un autobus di linea per tornare a Curon Venosta. E ovviamente il sentiero si può percorrere anche al contrario.

Una regata sul Lago di Resia, lungo 6 chilometri, intorno al campanile sommerso di Curon Vecchia.

Ampiamente nominato (e come potrebbe essere altrimenti?), il lago di Resia, qui nei paraggi, è il crocevia più noto e trafficato della Val Venosta e del Trentino-Alto Adige in generale, ma non per questo non merita una sosta. Il giro di 15 km si può fare a piedi o in bicicletta, e anche di corsa: ogni anno è organizzato il Giro del Lago di Resia – Reschenseelauf, particolarmente suggestivo. La foto cliché davanti al campanile è d’obbligo, tanto più dopo la serie italiana di Netflix Curon che lo ha (ri)portato di recente alla ribalta. Nonostante l’immagine romantica assai iconica, però, ai turisti è bene ricordare che la storia del campanile di questa (ex) chiesetta romanica è tutt’altro che idilliaca, perché figlia di una vera usurpazione: all’indomani della Seconda guerra mondiale, 150 famiglie furono costrette a lasciare le proprie case e i propri averi (a fronte di miseri risarcimenti), per fare spazio alla costruzione del lago artificiale. Nell’estate del 1950 l’acqua si alzò e 677 ettari di terreno vennero completamente sommersi, regalando tuttavia ai posteri un paesaggio diventato calamita per i visitatori…

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