Tutto sui drink a base di aceto, dal sekanjabin allo shrub

Tutto sui drink a base di aceto, dal sekanjabin allo shrub

L’utilizzo dell’aceto in cucina, e in particolare nella preparazione e nella produzione di bevande, è stato per tanto tempo poco valorizzato e decisamente sottovalutato in cucina, soprattutto in Occidente; all’acidità dell’aceto, infatti, generalmente si preferisce quella del limone. Solo negli ultimi anni questo ingrediente è stato riscoperto, sia per le sue proprietà benefiche sia per le possibili combinazioni con altri alimenti che ne possano bilanciare il sapore e con cui realizzare deliziosi, rinfrescanti e originali drink. Andiamo allora alla scoperta di questo nuovo trend, ma anche delle sue antiche origini.

La moda delle bevande all’aceto, dal sekanjabin ai shrub

Tra i tanti di tipi di aceto, da quello balsamico a quello di ciliegie, quello che viene utilizzato maggiormente per le ricette dei drink è l’aceto di mele. Questo aceto, che si ricava dalla fermentazione delle mele, è infatti particolarmente adatto, grazie al retrogusto dolce e alla minore acidità. Da circa due anni a questa parte sono tante le aziende che hanno investito nel commercio di drink acidi e rinfrescanti a base di aceto di mele o le ricette di nuovi sofisticati cocktail all’aceto. Si tratta di bevande dal caratteristico sapore agrodolce, con o senza alcol, ottime per rinfrescarsi e reidratarsi. Quella che ha riscosso maggiore successo a livello internazionale è lo switchel, ovvero acqua mescolata con aceto di miele, zucchero, melassa o sciroppo d’acero; gli edulcoranti sono un ottimo carburante energetico, l’acqua idrata mentre l’acido dell’aceto stimola la produzione di saliva che prolunga la sensazione e l’effetto rivitalizzante. Aggiungere un pizzico di sale al mix può inoltre fornire elettroliti utili a stimolare la sudorazione. Simile allo switchel è la categoria dei tonici di aceto: entrambi sono pensati per essere delle bevande a sé e possono essere sia lisci che gassati.
Le tante tipologie di tonici in commercio, spesso vendute in coloratissime bottigliette, includono varianti con aggiunta di curcuma, zenzero, sciroppo d’acero, melassa o bacche di goji, una scelta pensata non solo per conferire alle bevande il giusto equilibrio di sapori ma anche per renderle dei “superfood” energetici e salutari. L’ultima categoria di drink all’aceto alla moda è lo shrub, drink che prende il suo nome dal termine arabo “sharab”, che significa appunto bevanda, poiché ispirata ad antiche ricette di infusi orientali. Lo shrub si differenzia dallo switchel e dai tonici soprattutto per la presenza di frutta; in genere sono infatti composti da aceto, frutta e zucchero, cotti o lasciati a macerare in frigo per diversi giorni. Quello che si ottiene è una sorta di sciroppo molto liquido, apprezzabile da solo o utilizzato per realizzare dei cocktail alcolici o analcolici istantanei, ad esempio con aggiunta di acqua tonica, vino frizzante o sherry dolce secco.

Le bevande all’aceto di un tempo, uno sguardo al passato

Quello che stiamo vivendo attualmente, in realtà, non è altro che un revival, un fenomeno frequente nel mondo delle bevande. Lo switchel e il tonico, infatti, sono molto simili a un’antica bevanda romana detta posca a base di acqua e aceto, molto in uso tra i legionari dell’esercito romano per le sue proprietà proprietà dissetanti e disinfettanti, mentre lo shrub può essere considerato la versione moderna e rivisitata del persiano sekanjabin, uno sciroppo fatto con la cottura di zucchero, acqua e aceto insieme. Diversi sono in realtà gli sciroppi orientali fatti con l’aceto, che dalla Persia e la Turchia si diffusero in tutto il continente, raggiungendo l’Italia attraverso il porto di Venezia. Sekanjabin, una delle più famose e tuttora in voga, è una bevanda rinfrescante preparata con aceto, menta e zucchero, spesso servita con ghiaccio, acqua, aggiunta di foglie di menta e cetriolo, o come salsa in cui immergere foglie di lattuga. Un’ultima bevanda che ha recentemente ispirato le odierne ricette dei drink all’aceto, è l’oxymel, la cui origine risale al XV secolo, nei Caraibi. Questa bevanda rinfrescante, uno sciroppo fatto con aceto, miele ed erbe, era molto in voga tra i coloni americani alla fine del XVII secolo e tra i contadini assetati intenti a raccogliere fieno nel XIX secolo. Proprio per questo motivo l’oxymel era anche anche detta “punch dei raccoglitori di fieno”.