Trentino a tavola: quando la bellezza incontra il sapore

Trentino a tavola: quando la bellezza incontra il sapore

Trentino a tavola: meraviglie di gusto
Trentino a tavola: meraviglie di gusto
Trentino a tavola: meraviglie di gusto
Trentino a tavola: meraviglie di gusto
Trentino a tavola: meraviglie di gusto
Trentino a tavola: meraviglie di gusto
Trentino a tavola: meraviglie di gusto
Trentino a tavola: meraviglie di gusto
Trentino a tavola: meraviglie di gusto
Trentino a tavola: meraviglie di gusto
Trentino a tavola: meraviglie di gusto
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Trentino a tavola: meraviglie di gusto
Trentino a tavola: meraviglie di gusto
Trentino a tavola: meraviglie di gusto

Il Trentino è conosciuto per le sue bellezze paesaggistiche, uniche al mondo. Con le Dolomiti capofila, patrimonio UNESCO, scolpite da millenni di storia geologica, i parchi naturali e la biodiversità del suo vasto territorio. Ma tutto questo cosa sarebbe senza la sapienza nel coltivare la sua ricca terra tramandata di generazioni, dai suoi prodotti e le eccellenze eno-gastronomiche famose nel mondo? Sarebbe una bellissima fanciulla, ma senza un’anima e un cuore. Ecco perché il Trentino è fonte infinita di fascino, un tutt’uno con l’accoglienza e il territorio, terra magica di gusti e sapori da scoprire.
Enologia, caseificazione, frutticoltura. E ancora i vini, i formaggi di malga, le mele ed i piccoli frutti, le trote e i salmerini allevati nelle acque pure di torrente, e tante altre di eccellenza dell’agroalimentare che concorrono a formare il marchio di Qualità Trentino. Sapori e profumi che attingono da tradizioni e saperi antichi, nell’enologia, nella caseificazione, nella frutticoltura.

Tutto il territorio del Trentino è caratterizzato dalla presenza di aree coltivate e cantine, aziende agricole e produttori che lavorano per proporre il meglio del settore agroalimentare. A fare da guida per scoprire le numerose tipicità dell’agroalimentare trentino, autenticità che fanno del Trentino un angolo di paradiso enogastronomico, ci sono le tre Strade del vino e dei sapori, www.tastetrentino.it, che seguono le vocazioni produttive tradizionali del territorio: Strada del vino e dei sapori del Trentino, Strada della mela e dei sapori delle Valli di Non e Sole e Strada dei formaggi delle Dolomiti.

Il marchio di qualità Trentino e le altre tipicità

Produzioni più sostenibili e rispettose della biodiversità con elevati standard qualitativi. È uno degli obiettivi delle politiche di sviluppo rurale che il sistema dell’agricoltura trentina ha fissato per il 2020 a cui è seguita l’istituzione, nel 2010, del Marchio Qualità Trentino, nato per garantire la provenienza, l’origine e la totale tracciabilità dei prodotti agroalimentari certificati come latte, formaggi, burro, mele, carni e salumi, trote e salmerini, verdure e ortaggi, birra e prodotti da frutto. (www.trentinoqualita.it).

Tutti pazzi per il pic nic

Sapori da gustare, magari, con un pic-nic, adagiati su un bel prato di montagna, il modo migliore per rilassare i sensi: basta un cestino, magari preparato con i prodotti locali, e la magia si compie. E quest’anno le proposte di pic-nic inusuali e gourmet non mancano. #CheeseNic è la merenda a base dei formaggi prodotti nelle malghe del Primiero e del Vanoi: si prenota e agritur e malghe della zona, oltre ai tanti rifugi in quota di San Martino di Castrozza e Passo Rolle, riempiono il cestino con i formaggi, la carne Fumada di Siròr, le birre artigianali e le tisane alle erbe di montagna. Sempre la “Strada dei Formaggi delle Dolomiti” propone in Primiero nei fine settimana d’estate l’indimenticabile esperienza di Albe in Malga, per vivere una giornata da malgari e scoprire tutti i segreti della vita in malga, a partire dalle prime ore del giorno.
Anche a Madonna di Campiglio, da luglio a settembre, con le “Colazioni sull’erba”, al cospetto delle panoramiche cime del Brenta, si consuma un picnic “a km zero”, con i formaggi dei malgari, il miele, il pane fresco e le confetture di montagna. E tutti i rifugi della valle hanno pronti degli zainetti Pick & Eat, già pronti per essere consumati nella natura. In Val di Non c’è “Una coperta sul prato”, l’iniziativa che coinvolge vari ristoratori della valle, di modo che ognuno proponga un proprio menù da picnic, su prenotazione. Come anche in Val di Fiemme, nel parco RespirArt, con il “Pic-Nic ad Arte”, circondati dalle opere d’arte e le 27 installazioni permanenti con i cestini gourmet preparati dai rifugi della zona. Sulle sponde del lago di Ledro il “Pic Nic Chic” invita a godersi il relax sulle sponde del lago con la possibilità per le coppie di fare la merenda in mezzo al lago, durante una suggestiva gita in barca a remi.
E il Picnic in Trentino si fa anche sui prati di città, per gli amanti delle passeggiate culturali: PicMart è il cestino del “Senso – Alfio Ghezzi” il ristorante del MART di Rovereto. Accomodati sul grande prato che affianca i padiglioni espositivi del polo museale roveretano, si gustano i piatti della migliore tradizione italiana. Info: https://www.visittrentino.info

Le produzioni tradizionali

Sono tanti i consorzi e le certificazioni di autenticità, tra cui, forse, la più conosciuta è la MELA VAL DI NON D.O.P., a cui seguono tante altre. Quella dell’associazione “Accademia dell’olivo e dell’olio, tutela, ad esempio, la conservazione dell’olivicoltura in Arco e nell’Alto Garda Trentino e del tipico olio che si produce grazie a condizioni climatiche uniche. Da quelle più grandi, raggruppate nei consorzi e associazioni, a quelle più piccole, a testimonianza dell’opera appassionata di piccoli produttori che portano avanti, con dedizione, metodi tradizionali di lavorazione e piccole produzioni agricole. Una di queste sono i piccoli Frutti: Mirtilli, lamponi, more, fragole e fragoline. Il Puzzone Di Moena/Spretz Tzaorì dal particolare odore acuto e il suo aroma inconfondibile e il Casolét Della Val Di Sole, un tipico formaggio di montagna a pasta molle e cruda tutelato dall’omonimo Presidio Slow Food. Tra i formaggi “antichi”, testimoni di metodologie resilienti c’è anche la Spressa Delle Giudicarie, uno dei più antichi formaggi della montagna alpina, risalente al 1249, come anche il formaggio Vezzena, stagionato anche per 24 mesi, saporito e leggermente piccante, prodotto da tempi antichi sugli Altipiani di Folgaria, Lavarone e Luserna. E tra le tipicità del Trentino non si può dimenticare la carne salada, un piatto storico e il primo piatto trentino a ricevere la De.co, la denominazione d’origine comunale dei paesi dell’Alto Garda (Riva del Garda, Arco, Nago-Torbole, Dro, Tenno, Ledro e Dren), ma che ormai è presente in tutta la regione. La scelta del pezzo di carne è determinante: che sia fesa di bovino adulto, meglio se di razza rendena, dell’omonima valle locale. Durante tutto il periodo di maturazione la carne salada va conservata in locali bui ad una temperatura massima di 12 °C e deve essere massaggiata almeno ogni 2/3 giorni. Il salmerino alpino, con la sua carne delicata e unica e la famosa farina di Storo, dal quale si prepara la tipica polenta. Prodotta dalla macinatura del mais nostrano di Storo, che ancora oggi viene coltivato rispettando rigorosamente i cicli della natura.

Vini del Trentino: Trento DOC e i vitigni autoctoni

In un calice di vino si trovano colore e sfumature, fragranze, sapori. Ma anche la storia di un intero territorio. Si può ritrovare nei venti e nelle temperature che tanto condizionano la maturazione e la vocazione delle diverse varietà ai diversi versanti delle valli. E non a caso la paziente fatica dei viticoltori e la diversità dei microclimi interni al territorio Trentino sono gli elementi di un’equazione che ha saputo produrre vini unici e bottiglie prestigiose. Alcuni vini però sanno raccontare il territorio meglio di altri, perché le viti da cui provengono affondano qui le loro radici. Sono i vitigni autoctoni come la Nosiola, da cui si ricava anche il prezioso Vino Santo, tipico della Valle dei Laghi. Il Marzemino della Vallagarina, citato anche da Mozart nel suo Don Giovanni, che restituisce espressioni curiosamente diverse sui diversi versanti della Valle divisa dal fiume Adige. Ancora il Teroldego della Piana Rotaliana, il principe dei vini trentini, corposo e rubino, come anche il Müller Thurgau, che pur non essendo vitigno autoctono, ha trovato nel suolo che ha trovato nel suolo porfirico e nelle importanti escursioni termiche della Valle di Cembra le condizioni ottimali per una resa eccellente. Come anche lo Chardonnay alla base dell’eccellente produzione di Trentodoc, le ormai famose bollicine di montagna, con le quali si sono dati i natali al metodo classico italiano. Un’eccellenza apprezzata a livello internazionale che racconta forse meglio di molte parole questa provincia, la sua natura, il suo ambiente e la sua montagna. Se per produrre un vino fermo bastano spesso pochi mesi, per Trentodoc – vino spumante metodo classico – è necessario un periodo molto più lungo, che va da un minimo di 15 mesi, come stabilito dal disciplinare, fino a 10 anni per una grande riserva. A tutelare la qualità del metodo di produzione di questi spumanti c’è l’Istituto Trento Doc, nato nel 1984.

Il borgo della grappa trentina: Santa Massenza

I prodotti di un territorio ne rispecchiamo l’essenza attraverso storie che si tramandano come sacre reliquie. E la storia di Santa Massenza e dei suoi grappaioli – piccola frazione del comune di Vezzano – è unica nel mondo della distillazione. 
In questo piccolo borgo di centoventi anime, o poco più, ci sono ben cinque distillerie, tutte rette da cinque famiglie, che portano lo stesso cognome: Poli. Arte familiare che si tramanda di generazione in generazione e che fa della distillazione il perno della economia di questo piccolo borgo adagiato nella Valle dei Laghi, alle spalle di Trento e del Monte Bondone. Qui le vigne sono coltivate quasi esclusivamente a nosiola, che trova qui una espressione particolare proprio grazie al microclima mediterraneo. La filiera per molte delle grappe prodotte dai Poli, è praticamente a ciclo chiuso: coltivazione dell’uva, vendemmia, vinificazione, recupero della vinaccia e distillazione. Tutte in casa. Ogni Poli di Santa Massenza produce grappe da vinacce locali, dalle tradizionali miste trentine, alle mono vitigno come ad esempio le grappe bianche di müller thurgau, traminer, moscato giallo e, ovviamente, di nosiola. Ma la punta di diamante dei distillatori di Santa Massenza (ma anche di altri distillatori della Valle dei Laghi) è la grappa di Vino Santo prodotta dalle vinacce residue dalla produzione del Vino Santo. La grappa ottenuta (pochissima) viene poi invecchiata nelle piccole botti utilizzate per l’invecchiamento del Vino Santo che, quindi si arricchisce dei profumi del vino passito che viene estratto dalle doghe. In questo modo la grappa acquisisce i profumi intensi ed eleganti durante la lenta ossidazione nelle botti. Da non perdere se passate da quelle parti.

Trentino in un barattolo

Tra le numerose manifestazioni che vogliono far conoscere i luoghi in cui crescono e vengono coltivati i prodotti del Trentino c’è quella che vuole racchiudere il “Trentino in un barattolo”. Sono dodici gli agriturismi dislocati su tutto il territorio che si offrono come avamposti per un’appassionante esperienza che racchiude tutta la filiera: dalla raccolta di erbe spontanee, ortaggi e frutta, alla creazione delle conserve, per imparare i segreti della “vita in un barattolo di vetro”, creando confetture uniche, pesti speciali, sali aromatizzati e molto altro. Un’esperienza rivolta alle famiglie e a tutte le persone che vogliono avvicinarsi alle tradizioni, attente alla sostenibilità ambientale e alla salubrità del cibo. Un viaggio nella quotidianità della vita rurale regolata dai tempi della natura dove la raccolta viene svolta alla mattina presto o alla sera quando il sole non è troppo alto per preservare le caratteristiche dei prodotti e la trasformazione avviene lentamente e in modo tradizionale senza processi o mezzi industriali. Info: https://www.visittrentino.info/it/trentino-in-barattolo

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