Taormina incontra lo champagne. È un piacere assoluto

Taormina incontra lo champagne. È un piacere assoluto

La Sicilia è da sempre un’isola dove le culture si incontrano e si incrociano. È un luogo perfetto per ascoltare storie che non avevamo mai ascoltato prima. Potrà sembrare strano, ma a Taormina noi abbiamo incontrato Champagne, inteso prima come regione della Francia e poi, ovviamente, come spumante.

L’abbiamo incontrato brindando (più e più volte) con Alice Tétienne, enologa di Krug, originaria e da sempre appassionata della regione Champagne-Ardenne.

La storica casa di produzione di champagne ha scelto proprio la Sicilia per raccontarsi, anche attraverso incontri con tradizioni gastronomiche diverse. In occasione di una cena all’esclusivo ristorante Otto Geleng del Belmond Grand Hotel Timeo (solo otto tavoli), abbiamo scambiato qualche parola con Alice, intrigati soprattutto dalla storia che si cela nel Krug Grande Cuvée.
Per realizzarne una bottiglia (ogni anno una nuova edizione) sono necessari 20 anni: l’ultima edizione, la 167, è un assemblaggio di 191 vini da 13 annate diverse, che vanno dal 1995 al 2011.

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Alice Tétienne.

Krug è speciale: come lo racconteresti anche ai meno esperti di champagne? 

«È speciale perché è il sogno di un uomo, del nostro fondatore, Joseph Krug (1800). Per lui lo champagne era piacere assoluto e voleva fare in modo che fosse sempre disponibile, indipendentemente dal clima, che influenza e varia la qualità di annata in annata: per questo creò il Gran Cuvée, un assemblaggio di più annate e vini di riserva. Abbiamo una diversità incredibile nel nostro territorio e questo ci permette di produrre precisamente lo champagne che vogliamo, indipendentemente dalle condizioni climatiche che cambiano nel tempo e nei diversi villaggi. Tutto questo offre una ricchezza di aromi difficilmente realizzabile con vini di un’unica annata».

Qual è il tuo ruolo in Krug?

«In totale siamo in sei persone nel team di enologia e ognuno ha una specialità: la mia è essere responsabile delle relazioni con i vigneti. In Champagne i vigneti sono di proprietà dei viticoltori e le maison comprano le uve. Il lavoro si svolge così: non c’è una ricetta, di solito facciamo cinque mesi di degustazione, proviamo tanti assemblaggi, ogni anno in modo diverso, per ricreare però la stessa emozione».

Cosa ti appassiona di più di questo lavoro?

«Amo il mio territorio e stare nei vigneti. Voglio che la mia regione risplenda nel tempo: per fare in modo che sia così, dobbiamo rispettare l’ambiente sempre di più, riadattare le pratiche vitivinicole per far fronte ai cambiamenti climatici e fare sempre un prodotto di qualità. Per questo sono sempre in contatto con i viticoltori. C’è fiducia fra noi, in Champagne ci conosciamo tutti.»

A proposito di questo, Alice rinuncia a fermarsi un giorno in più fra le spiagge di Taormina, nonostante sia la sua prima volta in Sicilia. Deve tornare in Champagne, per incontrare i viticoltori: lì ha dato vita a un collettivo, per aiutarli a ottenere una nuova certificazione europea che garantisca la qualità unica delle uve.

Champagne a tutto pasto: a cosa lo abbineresti?

«Lo champagne si può accordare con tutti i piatti. Nel Grande Cuvée, in particolare, possiamo trovare un mondo di emozioni diverse, che si abbinano facilmente a tutte le cucine. I miei abbinamenti preferiti sono stati quelli con il sushi e con la cucina thailandese».

Noi l’abbiamo provato in abbinamento al menu gourmet dello chef Roberto Toro al ristorante Otto Geleng, con vista incantevole sul mare e sull’Etna.

Guarda caso, anche il Grand Hotel Timeo, che ospita il ristorante, nasce in seguito a incontri particolari: prende il nome dal pittore tedesco Otto Geleng, che nel 1863 aveva soggiornato da Don Francesco La Floresta a Taormina per dedicarsi alla pittura.
I paesaggi spettacolari immortalati nei suoi acquerelli causarono scalpore a Berlino e Parigi, poiché nessuno credeva che luoghi così belli potessero esistere per davvero. Per dimostrare che non era tutto frutto della sua immaginazione, Geleng ritornò a Taormina con gli scettici artisti che lo avevano criticato. Ben presto, Floresta si trasformò in un elegante albergo di lusso e, durante il Grand Tour, divenne luogo di passaggio della ricca nobiltà europea che arrivava a Taormina per scoprirne la cultura.

Nella gallery qui sotto, alcuni assaggi dei nostri sorprendenti incontri fatti a Taormina.

Taormina
Belmond Grand Hotel Timeo
Belmond Grand Hotel Timeo
Ristorante Otto Geleng al Belmond Grand Hotel Timeo: Chef Roberto Toro
Ristorante Otto Geleng al Belmond Grand Hotel Timeo: Chef Roberto Toro
Ristorante Otto Geleng al Belmond Grand Hotel Timeo: Chef Roberto Toro
Belmond Grand Hotel Villa Sant’Andrea
Ristorante Oliviero al Belmond Grand Hotel Villa Sant’Andrea: Chef Agostino D’Angelo
Ristorante Oliviero al Belmond Grand Hotel Villa Sant’Andrea: Chef Agostino D’Angelo
Ristorante Oliviero al Belmond Grand Hotel Villa Sant’Andrea: Chef Agostino D’Angelo
Taormina