Skrei – Il Viaggio, la mostra e il libro in anteprima

Skrei – Il Viaggio, la mostra e il libro in anteprima

Un viaggio fotografico sulle tracce del naufragio di Pietro Querini che tracciò la rotta Venezia-Lofoten nel 1431 riportando a casa quello che oggi chiamiamo baccalà e stoccafisso. Nuove consapevolezze e riflessioni sul rapporto tra il tempo e i luoghi in cui scorre. Dal 3 al 22 novembre il Palazzo delle Stelline di Milano ospiterà la mostra Skrei – Il Viaggio di Valentina Tamborra, organizzata e promossa in collaborazione con Norwegian Seafood Council e con Tørrfisk fra Lofoten AS e curata da Roberto Mutti. Ne abbiamo parlato con la foto reporter Valentina Tamborra pronta a restituirci le tappe più importanti del suo viaggio.

Partiamo dalle basi. Che cosa è lo Skrei?
«“å skrida” in antica lingua vichinga significa “viaggiare, migrare, muoversi in avanti”: da questa espressione deriva il termine skrei. Lo skrei è un particolare tipo di merluzzo norvegese, che compie ogni anno una vera e propria migrazione dal mare di Barents verso le acque più calde della costa settentrionale norvegese al fine di riprodursi».

Røst – Gøran Greger, titolare dell’azienda John Greger AS Røst

Che rapporto hai con il viaggio di Pietro Querini che ha ispirato il tuo racconto? Il navigatore di cui hai seguito le tracce ha tracciato la rotta Venezia-Lofoten nel 1431. Cosa hai provato nel ripercorrere il suo viaggio oggi? Da dove sei partita? Quali sono state le tappe più emozionanti?
«E’ stata principalmente una frase a colpirmi, una frase tratta dal diario di Pietro Querini conservato alla Biblioteca Apostolica Vaticana a Roma: “Niente è più necessario a chi va per il mondo che l’essere di aperte vedute e comportarsi di conseguenza”. Querini è stato in qualche modo, il primo reporter di viaggio delle allora sconosciute Isole Lofoten. La sua decisione di scrivere un diario del naufragio e degli accadimenti, ci ha consentito di aprire una finestra su un mondo antico di cui altrimenti non avremmo tracce o ne avremmo molto poche. Come reporter dunque, ho sentito affinità con quest’uomo che ha deciso di farsi portavoce di un mondo “di confine”. Il confine guida un po’ tutta la mia ricerca, i miei progetti fotografici. La prima tappa di questo viaggio è stata proprio la Biblioteca Apostolica Vaticana. Sono potuta entrare grazie a Maurizio Tuccio, della PIQL Italia, con cui già avevo collaborato durante il mio progetto alle Isole Svalbard. Lì, il Monsignor Pasini e la Dottoressa Luigina Orlandi mi hanno concesso l’enorme privilegio di visitare la Biblioteca e vedere lo scritto del Querini. A seguire, ho cercato le testimonianze dei due ufficiali di bordo che naufragarono con Querini: i loro scritti sono custoditi alla Biblioteca Marciana di Venezia. Ho poi raccontato il Mercato Ittico di Rialto e infine compiuto due viaggi a Røst e nelle Isole Lofoten, il primo in estate, e il secondo durante la stagione della pesca. Ho toccato dunque: Roma, Venezia, Svolvær, Henningsvær e infine Røst, l’isola più a ovest della contea di Nordland».

Interno del peschereccio Skomværfisk

Il viaggio di Querini ci ha consegnato un preziosissimo tesoro gastronomico, lo stoccafisso. I pescatori che lo hanno soccorso dopo un naufragio nelle Isole Lofoten gli hanno trasmesso i metodi di essiccazione e conservazione del merluzzo che ha poi portato tornando alla sua Venezia. Ma chi sono oggi i pescatori di queste remote isole norvegesi? Cosa ti hanno trasmesso?
«Uomini che compiono il loro dovere, senza esaltazione, senza senso di eroismo ma con una profonda consapevolezza e professionalità. Uomini innamorati della propria terra, che lì trovano ciò che serve per vivere: il lavoro è duro, è vero, ma offre loro un impagabile senso di libertà. Ho trovato persone che sanno attendere, che si adattano ai ritmi della natura senza forzarli.
Persone che, pur avendo visto mille albe e mille tramonti sul mare, si perdono ancora nel descriverli, o nel fotografarli (complici gli smartphone)».

Røst, marzo 2020, Arturas – un pescatore – in uno dei rari momenti di riposo a bordo della Skomværfisk

Parlando di questo viaggio qualche giorno fa, mi hai accennato a una nuova consapevolezza che hai maturato nei confronti del tempo. Raccontacela.
«Come dicevo poc’anzi, vivere in certe terre estreme richiede l’abitudine in un qualcosa che come mondo industrializzato e frenetico abbiamo dimenticato: l’attesa. Qui i tempi sono diluiti, si fa quel che si può non solo “quel che si vuole” o che comunque si organizza. E’ la natura a dominare, l’uomo ne fa parte e in qualche modo deve lasciare che sia lei a condurre il corso degli eventi. All’inizio può sembrare strano, anche far “arrabbiare” in qualche modo, ma ben presto – con un certo sollievo – ci si adatta e si lascia che gli eventi semplicemente accadano. Non significa attenzione, “rilassarsi” e demandare al caso, ma bensì comprendere che non abbiamo potere su tutto».

Svolvær – azienda L. Berg Sønner AS

Quello di Querini è stato un naufragio nel senso stretto del termine, ma in che modo è stato un naufragio anche per te questo viaggio? Impossibile non pensare al Leopardi “e il naufragar mi è dolce in questo mare”.
«Certo che si, ma naufragare non ha accezione solo negativa, anzi! Come impariamo dallo stesso Querini, naufragare può significare anche scoprire nuovi mondi, nuove realtà. Lasciarsi andare, aprirsi a ciò che può essere, è qualcosa di estremamente prezioso: solo così possiamo maturare uno sguardo consapevole sul mondo.

Svolvær, statua “La moglie del pescatore”

Haracourt invece diceva “Partire è un po’ morire” e non lo faceva solo attribuendo al viaggio un senso di evoluzione, passaggio e terapeutico distacco. L’indicazione più intima di questa frase è un invito all’esplorazione per lasciare delle tracce di noi anche lontano dalla nostra dimora. Sappiamo che per te il Circolo Polare Artico è oramai una seconda casa dove hai piantato nuove emozionanti radici. Raccontaci cosa hai lasciato lì di te e cosa invece riporti a Milano ogni volta che ritorni.
«Ho lasciato lì un po’ della mia anima mi verrebbe da rispondere: la lascio, un pezzetto dico, in ogni luogo che visito e in cui mi sento accolta. L’Artico è un luogo dove, dalla primissima volta, mi sono sentita a casa. Per motivi che fino in fondo non comprendo, è un posto che mi ispira pace, e non terrore o solitudine come si potrebbe pensare. Il silenzio perfetto, la luce assoluta, intensa come mai ne ho vista (pur avendo lavorato anche in Africa) in qualche modo mi pervadono e mi fanno sentire “al sicuro”. La natura è davvero estrema da queste parti e va rispettata e temuta – ma allo stesso tempo si sente più forte il senso di appartenenza alla terra. Ciò che riporto a Milano è quel senso di lentezza, di bianco puro, momenti di scambio intensi e veri che torno a “frequentare” nei miei ricordi quando mi assale la frenesia quotidiana.

Røst- Øystein Røymo, pescatore

Skrei – Il Viaggio non è ancora un itinerario concluso per te. Lo sarà il 3 novembre? Cosa dobbiamo aspettarci dalla mostra? E dal libro?
«Un viaggio è tale perché è in qualche modo, circolare. Si torna sempre da qualche parte prima o poi. Così torno a casa, a Milano, dove andrà in mostra per la prima volta questo progetto che mi sta accompagnando da più di un anno e mezzo. Sono molto emozionata e in qualche modo “spaventata” come alla fine di ogni mio lavoro – c’è la voglia di condividerlo e insieme la strana sensazione di “lasciarlo andare”. Ma il senso profondo del lavoro di un fotografo documentarista in fondo è questo: condividere. Quindi non vedo l’ora di raccontare questa storia sperando che emozioni gli altri come ha emozionato me.
La mostra è una selezione del libro ovviamente, che è un corpus più ampio. Ma il percorso sia della mostra che inevitabilmente del libro sarà una narrazione – parola e immagine – perché oltre a fotografare scrivo, e i due mezzi per me sono inscindibili in qualche modo. L’uno segue l’altro, l’uno appartiene all’altro. Mi piace dare voce e “volto” alle storie che racconto. Così ciò che penso ci si possa aspettare, è di “entrare” nella vita di queste persone che hanno permesso che io le raccontassi e sentire più vicino un mondo tanto lontano nell’immaginario. Ma anche – permettetemi di dire – vedere uno spaccato di Venezia che forse è più nascosto».

Venezia, Mercato Ittico di Rialto. All’alba si preparano i banchi del pesce

La biografia di Valentina Tamborra

Valentina Tamborra è nata a Milano nel 1983, dove vive e lavora. Si occupa principalmente di reportage e di ritratto, amando mescolare narrazione e immagine. Ha collaborato e collabora con alcune fra le principali ONG e con enti come AMREF, Medici Senza Frontiere, Albero Della Vita, Emergenza Sorrisi e Croce Rossa Italiana. I suoi progetti sono stati oggetto di mostre a Milano, Roma e Napoli. Ha pubblicato sui principali media nazionali (Corriere della Sera, La Stampa, la Repubblica, Il Messaggero, Il Manifesto, La Lettura, Famiglia Cristiana, Gioia) e ha partecipato a trasmissioni radiofoniche e televisive (Rai 1, Rai 3, Rai Italia, Sky, Radio 24, Radio Capital e Rai Radio2). È docente presso l’Istituto Italiano di Fotografia di Milano e ha tenuto lezioni e workshop presso lo IED (Istituto europeo di Design) e la Naba (Nuova Accademia di Belle Arti), dove
Doppia Luce, il suo primo grande progetto personale, dopo essere stato in mostra ha dato luogo a un ciclo di conferenze. Nell’aprile 2018, in occasione del Photofestival di Milano, ha vinto il Premio AIF Nuova Fotografia.

Mostre

2020
Skrei – il viaggio (personale) a cura di Roberto Mutti – Castello Ducale di Corigliano Calabro – Festival “Corigliano Calabro Fotografia 2020” – Corigliano Rossano 5 dicembre 2020 – 31 gennaio 2021.
Skrei – Il viaggio (personale) a cura di Roberto Mutti – Fondazione Stelline, Milano 2-22 novembre. Catalogo omonimo edito da Silvana Editoriale
Mi tular – Io sono il confine (personale) a cura di Reale Ambasciata di Norvegia – Festival “SEGNI New Generations Festival” – Mantova 31 ottobre – 8 novembre

2019
Il mondo nell’obiettivo – I fotografi delle Ong (collettiva) a cura di FIAF – Centro Italiano della Fotografia d’Autore, Bibbiena (AR). 15 giugno-8 settembre
Poveri noi. Un racconto dell’Italia che non si arrende (personale) a cura di Roberto Mutti – Interface Hub Arte, Milano. Progetto di Monica Triglia e Valentina Tamborra per L’Albero della Vita. 9 maggio-2 giugno.
Mi tular – Io sono il confine (personale) a cura di Sarah Lanzoni – Galleria Après-Coup Arte, Milano. Progetto in collaborazione con Visit Norway. 4 aprile-7 giugno. Catalogo.
La sottile linea rossa (personale) – Villa Brivio, Nova Milanese (MI). Progetto in
collaborazione con Medici Senza Frontiere. 30 marzo-13 aprile.

2018
Voci di confine (personale) in occasione di LecceFilmFest Festival del Cinema Invisibile – Dajs Città del Gusto, Lecce. Progetto svolto per Amref Health Africa. 26 dicembre-21 ottobre.
Nient’altro che finzioni – Viaggio in Norvegia sulle orme di Ibsen con l’attrice Federica Fracassi per l’evento DuemilaLibri (personale) – Fotoclub Il sestante, Gallarate (VA). 14-21 ottobre
Chokora, il barattolo che voleva suonare (personale) – Festival “Voci per la libertà”, Amnesty International, Rosolina Mare (RO). 19-22 luglio.
Nient’altro che finzioni – Viaggio in Norvegia sulle orme di Ibsen con l’attrice Federica Fracassi (personale) – Kasa dei Libri, Milano. 20-30 giugno.
Nient’altro che finzioni – Viaggio in Norvegia sulle orme di Ibsen con l’attrice Federica Fracassi (personale) – Teatro Franco Parenti, Milano. 9-20 maggio
MIA Milan Photo Fair (collettiva) – The Mall, Porta Nuova Varesine, Milano. 9-12 marzo.
Nient’altro che finzioni – Viaggio in Norvegia sulle orme di Ibsen con l’attrice Federica Fracassi (personale) – Nonostante Marras, Milano. 29 gennaio-25 febbraio

2017
Dove nessun altro arriva. Un volo lungo 60 anni (collettiva) – MAXXI – Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo, Roma. 13-19 ottobre.
Doppia luce (personale) – Magazzini Fotografici, Napoli. 14-28 luglio.
Chokora, il barattolo che voleva suonare (personale) – Galleria Mario Giusti HQ, Milano 22 giugmo-21 luglio.

2016
Solo l’arte fa Natale (collettiva) – Galleria Mario Giusti HQ, Milano. 6 dicembre 2016– 14 gennaio 2017.
Doppia luce (personale) – Galleria Mario Giusti HQ Milano. 13 ottobre-5 novembre 2016

Progetti

Con la collaborazione di Croce Rossa Italiana sviluppa insieme a Angelo Anzalone Quei bravi ragazzi – l’Italia che aiuta. Il racconto dell’operato dei giovani volontari di Croce Rossa Italiana da Nord a Sud, documento il lavoro sul campo fra Sicilia e Lombardia. Aprile 2020
Per Norwegian Seafood Council e Tørrfisk fra Lofoten sviluppa il progetto Skrei – il viaggio: la storia di un’amicizia fra Norvegia e Italia dal 1432 ad oggi. Oltre il Circolo Polare Artico sino a Venezia, fra pescatori e antichi mercati, un viaggio attraverso la tradizione della pesca al merluzzo. Maggio 2019-marzo 2020.
Per la ONG Emergenza Sorrisi, sviluppa il progetto Per un sorriso in più documentando l’operato dell’ONG in Benin e Iraq dove, a causa delle terribili condizioni di vita (malnutrizione dovuta a povertà, conflitti, carestie) moltissimi bambini nascono con importanti malformazioni. Una storia di rinascita e speranza. Maggio-novembre 2019.
Con il sostegno di Visit Norway sviluppa il progetto Mi tular – Io sono il confine, un viaggio alle isole Svalbard alla scoperta dell’identità di chi sceglie di vivere ai confini del mondo, in un luogo dove non si può né nascere né morire. Giugno 2018-marzo 2019.
Partecipa al progetto Voci di confine per Amref Health Africa, un lavoro nato per documentare la migrazione da un punto di vista diverso: storie di successo, di integrazione, di rinascita. Da Bolzano a Lecce, passando per Ancona, il racconto di un viaggio verso una nuova vita. Novembre 2018
Con la giornalista Monica Triglia, sviluppa per la Fondazione L’Albero della Vita il progetto Poveri noi – un racconto dell’Italia che non si arrende sulla nuova povertà in Italia: da nord a sud, il racconto in immagini e parole di chi vive sotto la soglia di povertà. Il progetto diventerà una mostra itinerante in cinque città italiane (Milano, Napoli, Genova, Palermo, Catanzaro). Settembre 2018
Con la collaborazione di Medici Senza Frontiere, sviluppa il progetto La sottile linea rossa recandosi al confine fra Francia e Italia, a Ventimiglia, a Catania, a Como e infine sull’isola di Lesbo (Grecia) per raccontare coloro i quali, dopo essere fuggiti dalla terra d’origine, restano bloccati in un limbo con la speranza vana di poter passare il confine. Settembre 2017-gennaio 2018.
Insieme all’attrice Federica Fracassi, con il sostegno di Visit Norway, sviluppa il progetto Nient’altro che finzioni – viaggio in Norvegia sulle tracce di Ibsen e di Peer Gynt. Un diario fotografico di un percorso fra il sogno e la realtà. Agosto 2017.
Per la Fondazione L’Albero della Vita sviluppa il progetto Giocare è una cosa seria, recandosi nelle zone terremotate delle Marche e raccogliendo immagini e testimonianze delle famiglie coinvolte negli eventi. Giugno 2017
Con Mario De Santis, giornalista di Radio Capital e Amref Health Africa documenta la storia dei “chokora”, i ragazzi di strada di Nairobi, e la loro rinascita attraverso il riciclo degli oggetti trovati nelle discariche della città. Febbraio 2017
Ciclo di conferenze in collaborazione con NABA (Nuova Accademia di Belle Arti) con i protagonisti di Doppia luce: Gino & Michele (20 marzo), Federica Fracassi (2 maggio), Guido Silvestri (18 maggio), Emilio Isgrò (22 maggio).
Sviluppa il progetto Doppia luce: un doppio ritratto e una doppia domanda – “Chi sei? Cosa fai?” – ai personaggi che hanno segnato la storia contemporanea. Per scoprire la persona dietro al volto noto, l’uomo dietro l’opera. Gennaio 2016.

In copertina: Røst – aurora boreale sulle rastrelliere di Valentina Tamborra

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