Quando i dehors cambiano la vita: l’esempio di via Sottocorno a Milano | CucinoFacile.it

Quando i dehors cambiano la vita: l’esempio di via Sottocorno a Milano

Giacomo Bistrot, locale storico
I tavolini di BBQ
Giacomo Rosticceria, l’ultimo nato del gruppo
Si mangia all’aperto anche alla pizzeria Lievità
Stile bar, giustamente, da Giacomo Pasticceria

L’estate 2020 sta finendo, lasciandoci tra le principali eredità il ritorno dei viaggi in auto (o camper), la riscoperta dell’entroterra a svantaggio delle spiagge e lo sviluppo esponenziale dei dehors nelle città. Sono evidenti conseguenze dei mesi precedenti, totalmente imprevedibili, e che nell’ultimo caso hanno cambiato non poco abitudini del pubblico e la geografia dei centri urbani.
Cosa è successo?
Dopo il lockdown, vuoi per le regole di distanziamento vuoi per la scarsa propensione della gente a chiudersi nei locali, la sola via di uscita per i ristoratori non poteva che essere proporre spazi all’aperto. Con strade differenti: la maggioranza ha richiesto (e ottenuto) qualche metro quadro in più davanti al proprio locale, grande o piccolo. Al di là di qualche differenza nella normativa e nella superficie concessa, i Comuni italiani hanno dato uno spazio gratuito che in qualche caso ha permesso di allargare del 30-35% il precedente dehors e in molti altri di crearlo da zero.

1800 dehors solo a Milano

I numeri sono impressionanti, a partire da Milano dove anche per ragioni psicologiche non si è perso tempo: circa 1800 concessioni da fine maggio a fine luglio, per un totale di 50mila mq che si sono aggiunti ai 78mila già presenti. Sono state pedonalizzate alcune vie, in altre si sono imposti limiti di 30 km/h o 15 km/h alle auto in modo da consentire la posa in sicurezza di tavolini, anche in carreggiata. E se in luglio – con la città già mezza deserta – i risultati sono stati buoni, è da un paio di settimane che i tavoli all’aperto (soprattutto nelle zone tra il centro e la periferia) sono affollatismi. Milano, in molte zone, è obiettivamente migliorata, grazie a progetti coordinati: il più interessante è quello di via Sottocorno – una traversa di  viale Premuda, non lontano da piazza V Giornate – lanciato da un pool di ristoratori di cui fa parte Danila Biuso patronne, con il marito Andrea Guaita di BBQ,  storico locale specializzato in carne. «È fondamentale in imprese del genere coinvolgere il quartiere e rispettare la gente che vi abita. Deve essere quanto di più lontano dalla movida, semmai qualcosa che aiuti la ripresa dei locali e renda più piacevole una zona. Qui si è creata una vera passeggiata serale», spiega la Biuso.

Un piccolo borgo

Questo perché, per la prima volta a Milano, otto ristoranti nella stessa via hanno affidato il tema a un architetto, Carolina Vecchioni, che ha realizzato un vero progetto coordinato. «Ho seguito la pratica dal primo giorno», racconta. «Ho studiato le linee guida, le planimetrie, calcolato le misure e i parametri necessari per portare i tavolini sulla carreggiata di via Sottocorno. Ci sono volute diverse settimane. È stato veramente complicato, soprattutto per la burocrazia, ma ne è valsa la pena. Abito nel quartiere, lo definisco un piccolo borgo». La spesa del consorzio è stata di 5200 euro, tutta destinata all’azienda che ha dovuto rivedere la segnaletica orizzontale e verticale. Il risultato è piacevole, se ne sono accorti anche i (pochi) automobilisti che devono passare a 15 km/h come vuole la normativa comunale. «Io mi sono occupata della parte tecnica, ma il merito è dei ristoratori che hanno personalizzato i propri spazi con gusto, optando per barriere fatte di canfore, pitosfori, mirto, lavanda, rosmarino, oleandri o siepi di bosco». Un esperimento che si chiuderà al 31 ottobre, ma importante e innovativo. «Questa volta è stata l’emergenza a stimolare l’idea, spero che il prossimo anno arrivino linee guida più precise così che a Milano nascano tante via Sottocorno», conclude la Vecchioni. Ha perfettamente ragione, pensiamoci già in autunno.

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