No a un mondo di plastica

No a un mondo di plastica

Nel 3019 il giovane Qwerty sta passeggiando lungo la spiaggia. La consistenza molle della sabbia sui piedi nudi è una sensazione fresca e piacevole. Si ferma a guardare il sole che, feroce come un belva che rientra nella tana dopo un giorno di caccia, finalmente tramonta oltre la linea orizzontale del mare. Pensieroso, Qwerty fa qualche passo ancora, cercando di concentrarsi sull’odore della brezza che accompagna le piccole onde contro la battigia. Una fitta improvvisa, però, gli risale la gamba sinistra e lo riporta alla realtà. Si siede a terra e controlla la pianta del piede. Per fortuna nessuna ferita. Si guarda attorno. Non capisce. Eppure quella è una spiaggia sicura, bonificata… È allora che vede quella cosa che spunta dalla sabbia. Si mette a carponi e inizia scavare. Pochi istanti dopo si ritrova fra le mani un oggetto cilindrico, azzurro, di un materiale sconosciuto. Qualcosa di cui però ha sentito parlare alle lezioni di Storia della Terra Antica dal professor Poiu. Aspetta… com’è che l’aveva chiamato…? Qwerty ci pensa un po’. Ah sì, ora ricorda: bottiglia di plastica. «Dev’essere davvero molto antica» dice fra sé rigirando quella strana cosa fra le mani. Vede che al suo interno c’è qualcosa, ma non sa come aprire quell’oggetto senza danneggiarlo. Dopo vari tentativi riesce a far girare il tappo. Infila le dita e ne estrae un pezzetto di carta: «13 marzo 2037. Rifugio Adriatico 124/b. Famiglia Bertoli. Quando questa follia sarà finita, se ci sarà ancora qualcosa e qualcuno, veniteci a prendere. Buona fortuna e un abbraccio da Carlo e Giovanna e dai nostri figli Gaia e Luca». 

Formula chimica del Pet.
La formula chimica del Pet.

Se pensate che iniziare una storia di fantascienza con il ritrovamento di una bottiglia di plastica fabbricata nel millennio precedente sia inverosimile, vi sbagliate. Le bottiglie di plastica in Pet, quelle che si usano normalmente per la nostra acqua, hanno una vita media stimata di circa 1000 anni. Non sono biodegradabili e solo una piccola parte di esse viene raccolta e avviata al riciclo. Se si aggiunge che la produzione stessa di questo materiale richiede l’utilizzo di grandi quantità di acqua e di petrolio, si capisce subito che si sta percorrendo una via non più sostenibile. Certo, spesso le bottiglie vengono riutilizzate riempiendole con l’acqua del rubinetto di casa, che in Italia è buona; oppure andandola a prendere nelle “casette dell’acqua”, gli erogatori pubblici che da qualche anno sono apparsi nelle nostre città. Ma riciclare le bottiglie di plastica non è igienico, come già dimostrato da una ricerca del 2016. Meglio utilizzare quelle in acciaio, in vetro o le più nuove borracce in bioplastica derivate dalla lavorazione dello zucchero.

Insomma le bottiglie di plastica Pet sarebbero (anzi: sono) monouso e quindi non è certo questo il modo corretto per aggirare o arginare l’inquinamento. E così, oggi, ci ritroviamo con gli oceani invasi da oltre 150 milioni di tonnellate di plastica, in buona parte costituiti proprio da bottiglie Pet monouso. E l’Italia è fra i primi consumatori di acqua in bottiglia al mondo: con 12,5 miliardi di litri d’acqua imbottigliati ogni anno nel nostro Paese in contenitori di plastica vengono prodotte 330mila tonnellate di Pet, pari a un utilizzo di 650mila tonnellate di petrolio e 6 miliardi di litri d’acqua.

Modificare le abitudini di produttori, distributori e consumatori

Per trovare delle soluzioni occorre incidere sulle abitudini, sia a monte, i produttori e i distributori, sia a valle, i consumatori. Qualcosa si sta muovendo in questo senso. Come già detto, molti comuni hanno messo a disposizione dei cittadini gli erogatori pubblici e gratuiti di acqua, ma occorre utilizzare solo contenitori di vetro, acciaio o in bioplastica. Quindi sarà buona abitudine del consumatore, fin da subito, recarsi alle “casette dell’acqua”; oppure bere l’acqua del rubinetto di casa, magari applicando al punto d’uso semplici filtri (in commercio se ne trovano molti) per renderla ancora migliore e sicura.

Ma anche la grande distribuzione si sta muovendo in questo senso, mettendo a disposizione dei consumatori distributori nei propri punti vendita. È la via seguita da NaturaSì con il progetto Plastic Free, l’iniziativa promossa assieme a Legambiente e patrocinata dal ministero dell’Ambiente, per ridurre il consumo di bottiglie di plastica Pet.

Gli obiettivi di Plastic Free

La catena di negozi biologici NaturaSì, con 260 punti vendita in tutta Italia, non è nuova a iniziative in difesa dell’ambiente. Ma stavolta si è davanti a qualcosa che si potrebbe definire “rivoluzionario”. Infatti è la prima azienda della grande distribuzione a realizzare un’azione concreta su questo fronte. Già da ora sono 50 i negozi di NaturaSì con attivo il “settore acqua libero dalla plastica”. Ma si punta ad arrivare a 100 negozi entro la fine dell’anno. Si stima che questa iniziativa porterà a un risparmio di quasi 1 milione e 300mila bottiglie in Pet nell’ambiente e una diminuzione di oltre 190 tonnellate di CO2 equivalente nell’atmosfera. Certo, si tratta solo di un piccolo passo, potremmo dire un goccia di plastica in meno nel grande oceano della plastica, ma i promotori sperano e si augurano di fare da apripista e di incoraggiare altri distributori ad attivare progetti simili e di sensibilizzare i consumatori. Prima della concorrenza, insomma, viene il bene del pianeta Terra, ovvero: il bene di tutti.

Come funziona

Per uscire da un mondo di plastica, NaturaSì ha studiato degli erogatori, posizionati nei suoi punti vendita, che utilizzano l’acqua dalla rete idrica pubblica, purificata ulteriormente grazie all’azione combinata di vari filtri. Verranno messe a disposizione dei clienti bottiglie di vetro da 1 litro che si possono acquistare in negozio, oppure portare da casa (pulite e adatte all’uso alimentare). Per gli amanti delle bollicine, ci sono erogatori provvisti di bombole di C02 per ottenere acqua frizzante. Non solo: si ha sete e voglia di bere subito dell’acqua fresca? Nessun problema, gli erogatori sono provvisti anche di refrigerazione per distribuire acqua fredda. Per garantire la sicurezza e la tranquillità del consumatore, inoltre, sono previste delle periodiche analisi di potabilità dell’acqua coordinate dall’Ufficio Qualità dell’azienda.

Insomma, teniamo pulita la Terra come teniamo pulita la nostra casa. Perché la Terra è la nostra casa. E per ora, scrutando nello spazio infinito, una Terra 2 non l’abbiamo ancora trovata!