Molo47: gli italiani invadono Formentera

Molo47: gli italiani invadono Formentera

Molo47
Molo47
Jardin de Can Carlos
Bocasalina
Caterina
Can Dani
Ca Na Pepa
Casanita
Sa Palnera
El Gaucho
S’Abeurada de Can Simonet
10.7

C’è stata la Formentera degli hippie negli anni Sessanta, in tenda e spiaggia libera, poi quella dei radical chic degli anni Ottanta alla ricerca di pace e tranquillità. Dagli anni Novanta calciatori e veline hanno decretato il via del turismo di massa e dall’understatement delle Mehari da intellettuali di sinistra, gli abitanti di Formentera si sono ritrovati invasi da rombanti Jeep Wrangler, motorini e italiani sciabattanti, soprannominati macarones o proprio motorinos. Formentera nutre un amore-odio per gli italiani, e ultimamente propendeva per il secondo.

Italiani a Formentera

I connazionali hanno fatto la fortuna dell’isola, ma l’amore si è trasformato in odio fino alle rivolte “antitaliani” del 2016. Rumorosi, arroganti, maleducati, chiassosi, ci siamo ritrovati trattati come immigrati, respinti da ordinanze e repressione e rimandati indietro sulle coste di Ibiza. Gli abitanti pensano «si stava meglio quando si stava peggio» e i turisti erano meno. E così è iniziata la bonifica: basta aperitivi in spiaggia, basta feste, e un giro di vite dell’amministrazione locale hanno disincentivato con qualunque mezzo i turisti dal salpare in cerca di divertimento. Ha funzionato, e Formentera si è trasformata in una riserva indiana per vip ed è tornata a essere l’isola del silenzio. Pure troppo. Basta “turismo de borrachera”, gli sbarchi sono calati e (pure a Ibiza) le statistiche parlano chiaro: meno presenze con tassi di perdita a due zeri. La decrescita felice è cominciata e si vorrebbe basare su una nuova strategia: pochi ma buoni, alias ricchi. Ma per ora, non si vedono.

Molo47: da Nobu con amore

Di circa 300 ristoranti il 70-80% è a gestione italiana. Sono italiani i noleggiatori dei 33mila motorini che sfrecciano sulle stradine dell’isola, i proprietari dei rumorosi locali sulla spiaggia e buona parte delle attività nate negli ultimi dieci anni e che oggi vengono demonizzate. Ma ci sono anche italiani altri, che sull’isola hanno portato qualità, savoir faire e ospitalità italiana e oggi guidano, più che una rinascita, una controtendenza. Lo chef Antonio D’Angelo è uno di loro, arrivato sull’isola quasi per caso, per le vacanze, qualche anno fa. Non se ne è più andato. Cercava un luogo per rilassarsi dai ritmi frenetici di Milano, e alla fine al posto che riposarsi, a Formentera ha aperto il locale più lussuoso e moderno dell’isola: il Molo47.
Campano di origine e lombardo di adozione, lo chef Antonio D’Angelo entra da Nobu nel 2004 e dopo un anno viene scelto da Giorgio Armani per diventare il proprio personal chef. Oggi trascorre gli inverni come chef del ristorante milanese, in estate si divide fra la cucina dello yacht di Re Giorgio e quella del Molo47, il suo progetto personale.

La rinascita comincia dal porto

D’Angelo unisce la passione per la cucina giapponese, affinata e perfezionata in venticinque anni di carriera, con la sua formazione italiana, per una cucina fusion che propone materie prime di eccellente qualità, gusti inediti, abbinamenti inusuali, crudi, sushi e cotture alla brace nel Big Green Egg. Dalla cucina escono piatti come il Sashimi di salmone tataki, finocchio croccante, salsa Tosazu e maionese di jalapeño, vero King krab per dei roll con avocado, tamarillo e chips di taro, Ravioli di wagyu e cipolla caramellata alla soia, parmigiano e brodo al tartufo bianco, Triglia shimofuri aburi, salsa alle olive di Nocellara e capperi di Pantelleria. Da quest’anno a fianco del ristorante è stato inaugurato il caffè, aperto dalla mattina fino al drink del dopocena. La prima pasticceria di livello è arrivata sull’isola, così come cocktail miscelati con cura e realizzati con tanti ingredienti fatti in casa come la soda aromatizzata alle erbe mediterranee e distillati infusi. Il risultato sono gin fizz con gin infuso con aloe, limone e soda alla clorofilla o la Sangria 47, con frutta in osmosi. I prezzi più che ragionevoli: si cena a partire da 50€ e si pranza con 14€ per un club sandwich golosissimo. Tutt’altro che un chiringuito alla buona, il ristorante ha un appeal tutto metropolitano, un servizio di livello, ma senza tradire lo spirito rilassato dell’isola. In sala e come manager, un team multietnico e accomunato da un pedigree in ristoranti importanti, primo fra tutti proprio Nobu. Bianco, blu, grigio, tavoli all’aperto, e una nuova lounge arredata Riva, pit stop per le imbarcazioni ormeggiate lungo il Lugar Darsena Deportiva Mar di Formentera.

Dove si alza l’asticella

La movida riempie le strade e le serate a Es Pujols, a Sant Francesc o sulla sabbia di Playa de Migjorn o della, non a caso, Rigatoni Beach. Il porto non è la zona “cool”, ma ha del potenziale e grazie al Molo47 anche gli altri commercianti si stanno muovendo per creare eventi e iniziative. «Se si vuole un turismo diverso bisogna crearlo», ripete D’Angelo. Il Molo47 ha alzato l’asticella della qualità sull’isola, che a livello gastronomico non brilla di eccellenze. Pochi i locali storici con una buona cucina (oltre che la posizione panoramica) e tante le trappole per turisti: basta leggere i menu con spaghetti alla bolognaise e fritti misti di pesce decongelato. Poche le mosche bianche come gli italiani di Codice Luna, locale panoramico con vista davanti al faro la Mola che hanno da poco aperto nel centro di Sant Francesc La Pezqueria, un fish bar con tapas e panini di mare dall’ottimo rapporto qualità prezzo. Per una colazione rilassante, muffin vegani e open sandwich con pane fatto in casa, a Sant Ferran c’è Blat Picat, bar de vegetales che serve tutto fatto in casa al momento. Gli indirizzi crescono, e a dimostrazione li mappano dalla redazione di FaceFoodMag, che dedica un’edizione speciale a Formentera.

Il recupero delle terre

Il Molo47 è stato però anche uno dei primi ristoranti a rifornirsi di prodotti a km zero, sostenendo i giovani dell’azienda agricola Formentierra che stanno strappando all’abbandono l’entroterra lottando contro l’atavica mancanza di acqua di Formentera. Producono patate, pomodori sapidissimi, erbe aromatiche e stanno recuperando la razza di maiale nero autoctono. A distanza di un paio d’anni hanno dei corner di prodotti freschi in qualche negozio di alimentari e vendono a una trentina di ristoranti dell’isola. È bastato dare il buon esempio.