Mangiare cinese a Roma: novità

Mangiare cinese a Roma: novità

Dao
GreenT
Hang Zhou
Kaiyue
Dumpling Bar
Lamian Bar

Qualcosa si muove. Non nella millenaria cucina cinese, quanto piuttosto nel cliché da involtini primavera e riso cantonese dei ristoranti cinesi all’italiana. Una mistificazione che finalmente è stata smascherata. Complice la globalizzazione, i palati sempre più disposti alle novità e l’apertura al turismo internazionale dei cinesi (sia in partenza che in arrivo): finalmente in Italia è arrivata la vera tradizione culinaria con gli occhi a mandorla. Anzi, le tradizioni, perché un paese che conta quasi un miliardo e mezzo di abitanti, 22 province, 5 regioni autonome, 4 municipalità e 2 regioni amministrative speciali, non può che avere differenti influenze a seconda della provenienza di chi cucina. E se piazza Vittorio è il fulcro della Chinatown romana, i ristoranti cinesi da non perdere non sono solo in questo quadrante, ma in tutta la città.

Dao e i Dim Sum per l’aperitivo

Dim Sum vuol dire bocconcino e questo ristorante cinese che da anni si è fatto conoscere per la sua attenzione al prodotto e alla tradizione (parliamo di cucina dell’area di Shanghai) ha deciso di mettere in campo questa nuova proposta. Approfittando del recente restyling, che ha reso il locale ancor più elegante, senza tuttavia mettere da parte la sua “cinesità”, il patron Jianguo Shu e la moglie hanno deciso di riservare circa un terzo della sala del loro locale in zona Montesacro al Dim Sum Bar, che prevede un consumo più moderno con l’aperitivo a base di cocktail da accompagnare appunto con i “bocconcini” alla cinese. In carta circa 35 diversi dim sum, che spaziano fra baozi, ravioli, involtini e così via, dolci inclusi e una drink list con cocktail classici, ma con qualche elemento cinese a caratterizzarli. Per chi invece è affezionato alla cucina di Dao, lo chef Lan Haijie è saldamente al comando della cucina da ormai tre anni e propone fra le sue specialità gli Spaghetti di soia con i gamberi, con le verdure o con il manzo, il Gu Iao Rou (arista di suino con fagioli rossi), l’anatra alla pechinese in salsa di frutti di mare, ma anche il branzino croccante con pinoli in salsa agrodolce.

Kaiyue

Il ristorante cinese che piace ai cinesi. Soprattutto per festeggiare le loro ricorrenze, grazie agli spazi enormi e la cucina autentica che garantisce il maestro Jing. Qui si festeggiano matrimoni, fidanzamenti, nascite (i cinesi fanno la festa dei 100 giorni, appunto dalla nascita) e sono tutti sontuosi. Detto questo, il menu del maestro Jing propone una serie di piatti freddi, sempre disponibili e già pronti, cui segue il menu dei caldi. La sua cucina è la classica cucina regionale cinese e non manca di proporre vere e proprie chicche come il bambù o il maiale alla pechinese (fanno anche l’anatra ma bisogna prenotarla, mentre il maiale è sempre in carta).

Dumpling bar

Ci voleva forse un italiano per dare il coraggio ai cinesi di lanciarsi sul mercato della ristorazione monotematica. Ovviamente a tema cinese, con la prima ravioleria aperta a Roma in zona Marconi. Lui è Gianni Catani ed è da sempre un seguace della cucina cinese, che ha studiato sotto l’ala di quel maestro Jing di cui sopra. Catani lo considera il suo guru ed è anche entrato in società con lui, anche se poi ha approfondito le sue conoscenze viaggiando lungo la Grande Muraglia. Alla ravioleria c’è una squadra di sapienti manine cinesi (donne per lo più) che confeziona i ravioli, al vapore o alla griglia a seconda delle scelte. Di carne di pesce o di verdura, ce n’è per tutti, ma bisogna esser fortunati a trovare posto.

Lamian Bar

Dopo la fortunata esperienza della ravioleria, sempre Catani ci ha riprovato qualche anno dopo con una nuova avventura sul trend del monotematico, questa volta con il Lamian Bar, in zona Piramide. Complice evidentemente il successo cittadino dei vari Ramen Bar, si è detto, perché non declinare l’idea alla cinese? Tanto più che, ammettiamolo, gli spaghetti li hanno inventati i cinesi, con una tecnica tutta loro di produzione che consiste nello “stirare” l’impasto facendolo volteggiare. Ed ecco i noodles rigorosamente fatti a mano di Lanzhou, che vengono serviti in tre modalità: nelle zuppe, saltati o a freddo. Poi c’è il panino di fettuccine, che alla fine è una specie di sfogliatella salata da scegliere nelle versioni salmone, maiale o anatra.

GreenT, la sala da tè alla cinese

Siamo a due passi dal Pantheon e questo è uno dei ristoranti cinesi più raffinati della città. Un posto dove non ci si può lamentare se si spende qualcosina in più, sia per il contesto che per la qualità della materia prima. In compenso, ci si può concedere anche una deliziosa sosta a pranzo prendendo una lunch-box studiata secondo i principi del Feng Shui: l’ideale per tornare in ufficio leggeri e non assonnati e spendere una cifra più che ragionevole (fra i 9 e i 17 euro). Fra i punti a favore, c’è Yan, la maestra del tè, che aggiunge la sua sapienza sulla bevanda preferita dai cinesi, e il menu è bilanciato fra cucina imperiale e cucina di strada, in un meraviglioso mix fra piatti cheap & chic.

Hang Zhou

La proprietaria di questo ristorante, Sonia, è un’istituzione, sia nella comunità cinese che per tutti gli assidui frequentatori di piazza Vittorio. Tutto è partito da un piccolo antro in via di san Martino ai Monti, che ha avuto il pregio di far conoscere la cucina cinese a tanti romani. Poi da qualche anno il trasloco nell’enorme locale di via Principe Eugenio, fra sale spaziose e salette riservate. Intanto Sonia, dopo essersi fatta immortalare con tutti i vip nostrani, che puntualmente finiscono sulle pareti del locale (per i neovip la misura del successo è proprio essere su quei muri), è diventata lei stessa una star, diventando perfino protagonista di una pubblicità per un notissimo marchio d’abbigliamento. Quanto alla cucina del maestro Liù, qui non mancano i piatti del confort food italo-cinese, come l’involtino primavera e il riso cantonese, ma la vera sfida è nello scorrere il lungo menu e trovare le proposte più veraci, che pure non mancano.

Translate »