Lidia Bastianich e la Sunday sauce, la ricetta della domenica | CucinoFacile.it

Lidia Bastianich e la Sunday sauce, la ricetta della domenica

La cucina italo-americana non è la brutta copia della cucina italiana, è un’intera cultura gastronomica, originale, e molto più legata alla nostra tradizione di quello che si possa pensare. Spaghetti meatballs, Chicken parmigiana e Sunday sauce in Italia non esistono, ma avremmo voluto. Parola di chi dall’Italia è partita alla volta dell’America e ha trovato fama e fortuna: Lidia Bastianich.

Uno stile di vita che ci unisce

Ancora oggi l’essere italiani è un valore che lega indissolubilmente il Paese di origine degli avi anche ai loro discendenti. La comunità di italo-americani è diventata importante, numerosa e orgogliosa delle proprie origini, anche a livello culinario. Lo racconta Lidia Bastianich che abbiamo intervistato di ritorno dalle riprese di Family Food Fight, nuovo reality show televisivo in onda su Sky e Now Tv che vede sfidarsi famiglie di ristoratori sotto gli occhi vigili dei giudici – oltre a lei anche Antonino Cannavacciuolo e il figlio Joe Bastianich. Siamo così diversi dai nostri parenti americani? “Grazie al Covid tutte le famiglie si sono ritrovate più unite e hanno riscoperto il gusto di cucinare insieme e il piacere di questo momento di condivisione, e questo vale per gli italiani e gli italo-americani. In America si sente che hanno riscoperto questa anima e ne sono orgogliosi: mi mandano mail, foto, lettere”. La cucina italo-americana quindi esiste ancora, e anzi rivendita la sua identità e un proprio patrimonio di ricette. Come la Sunday Sauce ( conosciuta anche come Gravy).

La diaspora italiana

Si definisce diaspora italiana, ossia l’emigrazione su larga scala avvenuta in due ondate dall’Italia al resto del mondo alla fine dell’Ottocento prima e in pieno Fascismo poi, prima della Seconda Guerra Mondiale. Altro che fuga dei cervelli, in un secolo poco meno di trenta milioni di italiani lasciarono il paese in cerca di fortuna: erano migrati economici e volevano lavoro, benessere, cibo. Uno studio pubblicato nel 2011 dall’INRAN (Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione) mostra come nei precedenti 150 anni di Unità d’Italia e fino agli anni Cinquanta, l’Italia fosse un Paese povero e arretrato, condannato a una dieta pressoché vegetariana, senza grassi e proteine. Lo scrive Alberto De Bernardi ne L’Italia e le sue Regioni (2015): In Italia la dieta era ancora in larga parte basata sull’autoconsumo e con regimi calorici molto bassi rispetto al contesto europeo. La malnutrizione di massa era abnorme anche rispetto agli altri Paesi mediterranei e diffusa quanto la pellagra, lo specchio più fedele e drammatico del nostro passato. Gli italiani avevano fame: ancora alla fine degli anni Trenta, in Sicilia e in Sardegna, si consumavano giornalmente la metà delle proteine animali rispetto al Nord – solo 13,8 g a fronte di 29, che era comunque un valore estremamente basso. La carne era un lusso delle Feste comandate che appariva sulle tavole qualche volta all’anno, con l’uccisione del maiale o di vacche e polli oramai non più in grado di dare latte o uova. Gli arrosti della domenica sono solo un ricordo del Dopoguerra.

Lidia Bastianich dal libro “Celebrate like an Italian” di Lidia Bastianich & Tanya Bastianich Manuali (Alfred A. Knopf 2017); foto by Steve Giralt.

La terra promessa della carne

Gli italiani passata Ellis Island trovarono la terra promessa negli Stati Uniti dove trasferirono famiglia, figli, usi e costumi. “Gli emigranti che sono arrivati in America dalla fine del Ottocento hanno portato con sé le proprie ricette, ma le hanno dovute cucinare con quello che trovavano: aglio, che qui abbondava, pomodoro e finalmente, tanta carne”. Nascono così gli Spaghetti meatballs che noi italiani di oggi denigriamo a cibo spazzatura da yankee. “Gli spaghetti con le polpette esistono nella cucina campana e in Calabria ad esempio, ma le polpette erano piccole piccole e con più pane secco che altro. Qui sono cresciute e diventate delle belle polpettone di carne, non al gusto di carne, e di manzo!”. Gli italiani in America fecero quello che avrebbero fatto volentieri in patria: cucinarono quel ben di Dio dando sfogo all’opulenza calorica finalmente loro concessa. Porzioni abbondanti, tanta carne, e la gioia di potersi riunire tutti attorno ad un tavolo facendo festa mangiando, ogni domenica e non ogni anno. Il Sunday Sauce è proprio la ricetta simbolo dello stile di vita e dei valori profondamente italiani legati alla tavola.

 

Sunday Sauce: la ricetta della domenica

La ricetta deriva da molte ricette esistenti nell’Italia meridionale dove la carne viene fatta cuocere nel sugo di pomodoro, come il ragù napoletano ad esempio. Se però nella versione originale (pochi) scarti e ritagli di maiale navigavano in un mare di pomodoro per insaporirlo, dopo ore di cottura, in America il Sunday Sauce è un tripudio della macelleria: salsicce, polpette di manzo, braciole di maiale… ogni famiglia ha la sua ricetta e chi più ne ha, più ne metta. “Questa salsa è una delle preferite in ogni casa italoamericana. Evoca i ricordi della tavola della domenica, di tutta la famiglia riunita, delle celebrazioni e delle pentole che ribollivano mentre mangiavamo insieme. Uno dei miei ricordi più belli della domenica è l’aroma della Sunday sauce che permea la casa la mattina presto e che si fonde con il ricordo delle risate a tavola”. La si vede cucinare anche ne Il Padrino, quindi per poterla fare a casa, ecco la “video ricetta”:

 

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