La carica dei gin gastronomici all’italiana

La carica dei gin gastronomici all’italiana

400Conigli
Gin Moletto
Pomo Juicy Gin
Taggiasco ExtravirGin
PhD Gin
O’ndina gin al basilico
Malfy Gin
Gin Primo

L’occasione per assaggiarli è stato il Roma Bar Show, la manifestazione che ha portato nella capitale barman ed etichette da tutto il mondo. Ma è in un luogo in particolare che si è potuta respirare l’aria di un trend tutto italiano: nella Gin House, dedicata appunto ai gin italiani. Tutto nasce negli ultimi anni, quando il fenomeno del distillato al ginepro è letteralmente esploso. Il Gin Tonic è diventato uno dei drink più bevuti al mondo e le distillerie che hanno scelto di entrare nel mercato, comprese quelle nostrane, aumentano di giorno in giorno. Solo in Italia già da tempo hanno superato quota cento, ma quello che si è delineato negli ultimi tempi è che i gin italiani hanno scelto il loro personalissimo filone: fare gin gastronomici. Al pomodoro, al cioccolato, al sale, al caffè e così via. Come ci ha confermato Marco Bertoncini, guru del portale specializzato ilGin.it, i gastro-gin sono già un trend. D’altra parte, già lo stesso ginepro, che è una botanica imprescindibile per poter definire il proprio distillato un gin, è un ingrediente molto presente nella gastronomia italiana. Procedendo sulla stessa lunghezza d’onda, basta aggiungere altri ingredienti presenti nella cucina nostrana per ottenere dei gin che funzionano benissimo sia da soli che in food pairing, ovvero in abbinamento con il cibo.

Gli otto gin di 400Conigli

La scommessa dei produttori dei gin della linea 400Conigli è di fare dei distillati tutti mono-botanica, oltre all’immancabile ginepro che fa da base e che in questo gin proviene dal Trentino. Per ora sono arrivati a quota 8: basilico, limone verbena, pepe dei dogi, lavanda, pesca, cardamomo, rosmarino, caffè. Chi più chi meno, tutte queste botaniche sono utilizzate in cucina e questi gin sono proposti per essere bevuti sia in purezza, on the rocks, ovvero con ghiaccio, sia in miscelazione. Qualcuna delle botaniche scelte, come il basilico, il rosmarino e il caffè, poi, è particolarmente caratteristica della tradizione gastronomica italiana. Last but not least, un cenno sul nome: gli Aztechi credevano che ci fossero 400 conigli a vigilare i raccolti, incarnazione di altrettante divinità a cui evidentemente si sono votati questi distillatori veneti dall’animo messicano.

Al Pomodoro: Pomo Gin e Gin Moletto

Due i gin al pomodoro presentati nella manifestazione. Da un lato la distilleria sarda, la Pure Sardinia, che già si era fatta conoscere con il suo Solo Wild Gin, a base esclusivamente di ottimo ginepro sardo. Al Roma Bar Show, questa distilleria sarda ha lanciato il suo ultimo prodotto al pomodoro, il Pomo Juicy Gin che, grazie alla presenza delle bacche di pomodoro, ha un fortissimo sentore di salsa fresca. Dall’altra il Moletto, veneto d’origine, che ugualmente ha come botanica caratteristica il pomodoro. Entrambi, dal profumo esaltante, si prestano particolarmente bene nella miscelazione, per cocktail che ricordano il Bloody Mary.

Da Salerno il PhD un gin alle fave di cacao

Un gin creato da una donna, una ricercatrice della Scuola Medica Salernitana. Lei si chiama Rossella Liberti ed è partita facendo biscotti, per poi arrivare al gin. Sembreranno due mondi distanti, ma a unirli egregiamente è proprio il cioccolato, o meglio le fave di cacao. Al Roma Bar Show abbiamo avuto modo infatti di assaggiare il gin e accompagnarlo con pezzettini di cookies al cioccolato e al fleur de sel, una rivelazione. Questo compound gin, nel quale ci sono appunto le fave di cacao Criollo di Domori in distillazione, è infatti più adatto a essere bevuto in purezza che in miscelazione. D’altra parte l’idea è nata proprio dall’intenzione di creare un distillato che potesse essere abbinato ai suddetti biscotti, superando il classico abbinamento rum & cioccolato.

O’ndina e il basilico ligure

Liguria, basilico, il primo pensiero che viene è il pesto. E probabilmente fra le altre cose questo gin è stato pensato per abbinarsi egregiamente in food pairing con i piatti liguri a base di pesto. Di certo c’è che questo gin super-premium è del Gruppo Campari e va da sé che sia stato pensato per reggere la complessità di un Negroni. O’ndina è un gin elegante, che già dal packaging vuole richiamare il glamour dolce vita da Riviera ligure negli anni Sessanta. Non c’è solo il basilico di varietà Grande Verde di Genova fra le botaniche, che sono 19, ma è il sentore prevalente, che dà una magnifica nota balsamica.

Dalla Liguria Taggiasco ExtravirGin alle olive

Prima facevano le olive, poi hanno iniziato a distillare, infine hanno deciso di unire le due cose. Riassumendo è nato così questo gin alle olive taggiasche originali. Cuore a metà fra Liguria e Piemonte, Taggiasco si divide tra le due Valli che donano i profumi alla ricetta: la Valle Argentina e la Val Susa. Nella prima nasce l’oliva taggiasca, che caratterizza questo gin, nella seconda si raccoglie il ginepro d’altura, profumato e prezioso. Una scommessa la distillazione delle olive, con la necessità di non far risultare il gin oleoso, ma il risultato è eccellente.

Malfy Gin al limone di Amalfi

Questo non è una novità, anzi possiamo dire che fra i gin elencati è forse quello che ha preso più piede e che ha uno spessore più internazionale. Sposa la versione della storia secondo cui i distillati al ginepro non siano di origine inglese, bensì venissero prodotti ancor prima dai monaci italiani, che infondevano bacche di ginepro in alcol per sfruttarne gli effetti benefici. A questo si aggiunge il limone di Amalfi, uno dei prodotti più preziosi della Costiera Amalfitana. Una lussuosa bottiglia con i limoni serigrafati, il tappo di sughero italiano e un’etichetta di carta essenziale fanno il resto. Di recente, si sono aggiunte anche delle varianti, all’arancia e “rosa” al pompelmo.

Primo al Sale di Cervia

Mai pensato a un gin con il sale? Ecco che arriva Gin Primo, dall’animo romagnolo, che conquista con la sua nota iodata al sale di Cervia. Primo, nella mitologia che gli hanno creato attorno i suoi inventori, è il classico bagnino romagnolo, simpatico e piacione. Ultimamente, però, si è fatto la “morosa”, che si chiama Bianchina ed è un’acqua tonica (non a caso c’è China nel suo nome). E i loro figli saranno dei bellissimi gin tonic.

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