La Calabria è la nostra California misteriosa

La Calabria è la nostra California misteriosa

La Calabria è (davvero) la nostra California
La Calabria è (davvero) la nostra California
La Calabria è (davvero) la nostra California
La Calabria è (davvero) la nostra California
La Calabria è (davvero) la nostra California
La Calabria è (davvero) la nostra California
La Calabria è (davvero) la nostra California
La Calabria è (davvero) la nostra California
La Calabria è (davvero) la nostra California
La Calabria è (davvero) la nostra California
La Calabria è (davvero) la nostra California

Del Molise si dice che non esista (anche se, ovviamente, non è vero). Ma pure sulla Calabria aleggia forte il mistero. Terra ingiustamente nota più per i suoi guai che per le sue ricchezze, avrebbe tutte le carte in tavola – e gli elementi sulla mappa – per essere annoverata tra le regioni più belle e turistiche d’Italia, checché ne dicano alcune compagnie aeree.

La California italiana

Che ci crediate o no, la Calabria è davvero la nostra California. Per questo andrebbe (ri)scoperta e valorizzata.

Manca l’oceano, d’accordo, ma in compenso ci sono due mari, il Tirreno e lo Ionio, che fanno a gara a quale sia più bello, e non si è ancora capito chi vinca.

Ci sono due coste, entrambe varie e frastagliate, che alternano sabbia finissima e rocce, lungo le quali i Big Sur si sprecano (ossia quei promontori a strapiombo sull’acqua che caratterizzano la tratta tra Los Angeles e San Francisco).

Ci sono le catene montuose, ben sei, che vanno dalla più aspra e selvaggia alla più familiare, ma non meno affascinante: Aspromonte, Sila e Pollino, nell’ordine, le più famose.

Ci sono i canyon, fantastici. Che si possono attraversare a piedi o facendo dei rafting spettacolari.

E se proprio doveste avvertire la mancanza di Hollywood, la collinetta sulla spiaggia di Tropea da cui svetta il panoramico Santuario di Santa Maria dell’Isola, monastero benedettino del 1500 da cui si possono ammirare le Eolie, saprà colmare l’assenza ed esservi di conforto (senza dimenticare che ci sono anche le cipolle rosse). Di set cinematografici, tra queste latitudini, ne potrebbero venire fuori mica pochi!

Tralasciando certi spot evidentemente fuori luogo, per scoprire la Calabria questo potrebbe essere l’anno giusto: stando a un’indagine realizzata da Demoskopica sul turismo post-Covid, infatti, la richiesta è in crescita, e ha i suoi perché. Qui il turismo di massa ha la strada sbarrata, un po’ per la conformazione stessa del territorio, un po’ – è innegabile – per la carenza di certi servizi, cui però la straordinaria ospitalità delle persone sa ben sopperire. In Calabria si predilige un turismo lento, di natura e di avventura. E il consiglio, anche per questo, è di lasciare perdere le città.

Come arrivare

Gli aeroporti sono tre, ma uno – quello di Crotone – non lo conoscono nemmeno i calabresi. I principali sono quello internazionale (e centrale) di Lamezia Terme, servito anche da tante compagnie low cost; e di Reggio Calabria, all’estremo Sud della penisola, funzionale se si vuol rimanere in zona o passare dallo Stretto in Sicilia. La Calabria si raggiunge anche in treno, con le nuove tratte veloci Torino-Reggio Calabria di Trenitalia e Italotreno, e, naturalmente, anche in macchina, mettendo in conto le famigerate code della Salerno-Reggio Calabria (ma solo quelle: a livello di manutenzione la strada oggi sta benissimo e i panorami di certo non mancano).

Il mare

Se arrivate non arrivate con mezzi vostri, il consiglio è di prendere a noleggio una macchina per girare: spostarvi sarà infatti un obbligo, per ammirare i diversi paesaggi e godere sia delle spiagge dello Ionio che del Tirreno. Le più belle non si contano, davvero. E se chiedete ai locali ognuno ne tirerà fuori una diversa e altrettanto meravigliosa. Lungo la rinomata costa degli Dei – nomen omen – ci sono le spiagge di Pizzo Calabro, Tropea, Zambrone e Vibo Valentia, in cui si alternano sabbia e scogliere e dove è bello anche praticare snorkeling. Pensate che la spiaggia di Michelino, a Parghelia, è al terzo posto nella classifica delle spiagge italiane più belle secondo il sito di viaggi Skyscanner. Più a sud ci sono invece Palmi e Scilla, le cosiddette Spiagge della Costa Viola, dove pure è impossibile sbagliare. Dall’altra parte, lato Ionio, si avvicendano località meno turistiche, ma altrettanto meritevoli di un tuffo (letteralmente): da Roseto a Cirò Marina (Punta Alice), da Capo Rizzuto (parco archeologico e area marina protetta) a Roccella Jonica. Siete con bambini? Quelle considerate migliori per le famiglie si trovano a Bova Marino, Bovalino, Capo Vaticano, Cariati, Torre Melissa, Nicotera, Palmi, Praia a mare, Siderno, Roccella Jonica e Soverato (fonte Zingarate); mentre i lidi dove portare anche i cani al mare (fonte Zampavacanza) sono Torre Melissa (Crotone), Lido Kahlua (Cirò Marina), Hang Loose Beach (Gizzeria Lido), Lido Calypso Yey (Bocale Secondo).

Civita, il Parco del Pollino, e la cucina calabro-albanese

Incastonato tra le cime del Pollino (ed è per questo detto il Paese delle rocce), ma con lo sguardo sempre fisso al mare (si vede lo Ionio da qui), Civita – di poco più di 800 anime – è un borgo affascinante, tra i più belli d’Italia, sede di una delle storiche comunità albanesi d’Italia (arbëreshët), di cui conserva lingua, costumi e religione (e un monumento all’eroe Scanderbeg, in centro città). Da visitare, il Museo Etnico Arbëreshë, che racconta proprio la vita dell’etnia albanese, in fuga qui nel XV secolo dalla persecuzione turca.

Grazie al suo centro storico ben conservato, a elementi architettonici di rilievo (uno su tutti il Ponte del Diavolo in pietra medievale, purtroppo ricostruito dopo un crollo negli anni 90), e a una posizione naturalistica strategica (alle porte del parco del Pollino e dei suoi numerosi sentieri, nonché a ridosso delle ripide gole del Raganello), Civita è diventato un polo di attrazione turistica, anche enogastronomica. Come racconta Stefania Emmanuele del B&B Il Comignolo di Sofia, «a Civita ci sono 7 ristoranti in cui si mangia benissimo e che recuperano piatti della tradizione calabro-albanese dimenticati, come i Raskatielli (maccheroni al ferretto) e i Dromësat, trasformandoli in pietanze gourmet».

La «pasta dei poveri»

Si scrive dromësat e si legge dromsa, pasta piccola, ed è la cosiddetta pasta dei poveri, tipica della cucina albanese di montagna. È una via di mezzo tra la pasta e la polenta, assomiglia al cous cous e viene spesso cotta in un sugo brodoso, di carne o con semplice pomodoro e peperone secco. Un antico rito prevede che la farina sparsa sulla spianatoia venga prima benedetta con un ciuffo d’origano bagnato del Pollino e poi setacciata, tanto da ricavarne piccole palline che vengono fatte cuocere per 3 minuti. A Civita si gusta dell’ottima dromësat al Ristorante Kamastra. E anche a Lungro (Cs), a casa di Anna Stratigò, massaia e artista locale, che tramanda in queste remote lande anche il culto del mate, la tipica bevanda dell’America del Sud.

Le Gole del Raganello 

Come accennavano prima, Civita è esposta sul Raganello, un torrente che nasce sul Pollino, dalla Sorgente della Lamia, e in maniera più o meno violenta va a sfociare tra Sibari e Villapiana (Cs). È un fiume incastonato tra due pareti rocciose – la Timpa di Porace-Cassano e la Timpa di San Lorenzo (1652 m) – che lo sovrastano per un’altezza in alcuni punti vertiginosa, di 600-700 metri. Qua e là crea anche grotte e dirupi, in cui un tempo erano soliti nascondersi i briganti. Il nome deriva dal greco Ragas, dirupo roccioso, ma secondo alcuni può essere collegato anche al verbo calabrese rragàre, lottare, come la forza con cui l’acqua scorre tra le gole, e che in alcuni casi può rivelarsi pericolosa: nel 2018 una piena provocata dal maltempo travolse un gruppo di escursionisti incauti, facendo 10 morti, e da allora gli accessi alle Gole sono purtroppo ancora interdetti («una disgrazia per la nostra comunità, che è sempre stata una meta turistica molto ambita dagli amanti della natura», si sfoga al telefono il sindaco di Civita Alessandro Tocci). Una raccomandazione mai superflua: soprattutto quando si frequentano luoghi impervi e accidentati, rivolgetevi sempre a guide e accompagnatori esperti.

A tutto rafting

Per godere appieno della natura selvaggia e incontaminata della Calabria, ma in piena sicurezza, il Centro Rafting Explorer di Orsomarso (Cs) propone attività di rafting sul fiume Lao, anche per famiglie, trekking guidati ed escursioni in quad. La discesa di rafting più soft dura un’ora e mezzo, quella sportiva fino a tre ore. Nel prezzo (da 25€ a persona) tutta l’attrezzatura è inclusa. Anche il servizio fotografico dell’impresa.

Dove dormire

Tra le pendici del Monte Calimaro, su una terrazza naturale che guarda il Golfo di Policastro, a soli 25 minuti di strada da Praia al Mare (Cs): TerreRosse di Massadita organizza anche escursioni in barca, a cavallo e in mountain bike; camere spaziose e con vista spettacolare, presso La Dolce Vita Hotel di Tropea (Vv), dove tutte le mattine la colazione è servita rigorosamente in terrazza. Ambiente accogliente e familiare a Il Comignolo di Sofia di Civita (Cs), dove sono protagoniste anche cultura e tradizioni. Sul versante ionico: il Villaggio TH Capo Rizzuto, Le Castella Village è situato a Punta Le Castella in una splendida posizione panoramica sulla baia, a 10 chilometri da Isola Capo Rizzuto. Un vero paradiso per gli amanti del mare, dello sport e del relax.

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