Insolitus, la nuova linea di Abbazia di Novacella dedicata alle sperimentazioni | CucinoFacile.it

Insolitus, la nuova linea di Abbazia di Novacella dedicata alle sperimentazioni

Ohm Insolitus
Insolitus Quota
Insolitus Hora

Abbazia di Novacella, la cantina altoatesina nata nel 1142 e ora punto di riferimento per l’enologia italiana, punta alla sperimentazione con tre nuovi vini della linea Insolitus: Ohm, Quota e Hora. Tre referenze nate per il desiderio di sperimentare ed esplorare nuovi percorsi, in vista delle future scelte della cantina. Si tratta di un percorso motivato da più fattori: da un lato il continuo cambiamento climatico e l’innalzamento delle temperature, dall’altro, il desiderio di perseguire la sostenibilità ambientale, unito alla continua ricerca di vini che uniscano complessità, forte impronta territoriale e bevibilità.

Insolitus, un cantiere aperto verso il futuro

«Insolitus vuole rappresentare per Abbazia di Novacella un luogo di confronto e sguardo verso il futuro, un connubio tra materia, sapienza e tempo – afferma il direttore vendite Werner Waldboth. È un cantiere aperto, all’interno del quale vogliamo sentirci liberi di osare, sempre con l’obiettivo di creare vini che ben si integrino con il nostro importante passato, ma allo stesso tempo interagiscano con i cambiamenti che stiano vivendo».
Il nome stesso della linea, Insolitus, è stato scelto per sottolineare qualcosa di straordinario, un ambito dove poter dar vita a tre differenti possibilità di espressione, del tutto personali. E questo sebbene Ohm, Quota e Hora si inseriscano pienamente nella grande tradizione dei bianchi della Valle Isarco, una terra che da anni rappresenta un luogo d’elezione per la viticoltura di grandissima qualità. A fare la differenza, infatti, rispetto ad altre zone d’Italia, il clima fresco, i terreni vocati e la possibilità di coltivare la vigna in altura, dove le forti escursioni termiche tra giorno e notte regalano ai vini una grande acidità, oltre che eleganza e capacità di invecchiamento. Caratteristiche che si ritrovano tutte in questi tre nuovi vini bianchi, fatti con uve Bronner, Pinot Bianco e Sylvaner.

Le novità: Ohm, Quota e Hora

Il primo, denominato Ohm Bronner 2019 Mitterberg IGT, è ottenuto con il vitigno Bronner, una della varietà più storiche dell’universo PIWI (significa vitigni resistenti alle malattie fungine), nato in Germania nel 1975 presso l’Istituto di Ricerca di Friburgo. Ohm rimanda al simbolo che indica l’unità di misura della resistenza elettrica e il nome rappresenta bene l’anima di questo vino, nato da un vitigno resistente posto a 400 m di altezza, le cui uve vengono raccolte tardivamente e poi lasciate fermentare in acciaio per circa 6 mesi prima di essere imbottigliate. E’ un vino molto lineare, teso, dall’acidità vibrante. Al naso rilascia profumi di agrumi, di zagara e di buccia di lime, come alcuni Pinot Bianco della Val Venosta. Si abbina a cibi con una delicata grassezza, come arrosti, coda di rospo in umido o zuppe di verdura.

Quota è invece un Alto Adige Pinot Bianco Doc 2018, un vino da viti piantate a 650 metri di altezza. E’ un Pinot Bianco che rappresenta completamente la zona in cui viene fatto, sui terreni a nord dell’Abbazia, i più settentrionali d’Italia e i più esposti al sole. La fermentazione si svolge in barrique e il legno dona a questo vino un equilibrio naturale, senza ingabbiarlo. In bocca si ritrovano i classici aromi di Pinot Bianco, di un frutto che pur maturo, conserva la sua verve. E’ perfetto da bere subito ma lasciato in bottiglia potrebbe sviluppare una grande complessità. 

L’ultimo vino, Hora, Sylvaner Orange Wine vendemmia 2015, è ottenuto da uve Sylvaner allevate nel comprensorio di Abbazia di Novacella. «Tempo e pazienza, sono questi i due segreti di questo nuovo vino, caratterizzato da una trama olfattiva di grande complessità e originalità» afferma Lucin, l’enologo della cantina. Hora ha fatto 24 mesi in botti di rovere da 30 ettolitri e 18 mesi in barrique, prima di riposare ancora per un anno in bottiglia. Ha una rotondità che gli altri due vini non hanno, sebbene mantenga una acidità tesa, tipica del Sylvaner, come lo è il finale quasi sapido. E’ un vino che, dimenticato in cantina, saprà dare grandi soddisfazioni.

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