In cammino sull’Appennino: la Via degli Dei

In cammino sull’Appennino: la Via degli Dei

In Veneto tra le splendide ville del Palladio
In Veneto tra le splendide ville del Palladio
In Veneto tra le splendide ville del Palladio
In Veneto tra le splendide ville del Palladio
In Veneto tra le splendide ville del Palladio
In Veneto tra le splendide ville del Palladio
In Veneto tra le splendide ville del Palladio
In Veneto tra le splendide ville del Palladio
In Veneto tra le splendide ville del Palladio

Si parte da un Nettuno, quello di piazza Maggiore, a Bologna, e si arriva al cospetto di un altro Nettuno, in piazza della Signoria, a Firenze. La Via degli Dei (120 km, 5 o 6 tappe) sembra nata per rendere omaggio al dio delle acque, eppure è una strada che si percorre (quasi) interamente in montagna, inerpicandosi tra i sentieri dell’Appennino tosco-emiliano che collega – o per meglio dire separa – l’Emilia-Romagna dalla Toscana.

Insieme alla Via Francigena è tra i cammini più famosi in Italia (oltre 5mila visitatori nel 2018 e 2019), ma non va confusa con l’altrettanto noto Sentiero degli Dei: uno è sulla Costiera Amalfitana e dura (appena) 10 km, l’altro è sugli Appennini e di chilometri ne conta 120! Ma vediamo più nel dettaglio di che cosa si tratta e come percorrerlo, grazie anche all’aiuto della nuova guida Cammina Italia (a cura di Luca Gianotti, ediciclo editore, €14), che raccoglie venti itinerari a piedi tra i più belli d’Italia.

Un’antica strada romana
Come molti cammini italiani, anche questo – che deve il nome ai luoghi divini che attraversa: Monte Adone, Monzuno (Mons Iovis, monte di Giove), Monte Venere ecc. – ricalca un’antica strada romana: la Flaminia Minor, una via militare fatta costruire dal console Caio Flaminio intorno al 187 a. C. e che servì all’impero per sconfiggere le tribù dei liguri. Divenne molto popolare nel medioevo, quando pellegrini e viandanti la preferivano addirittura alla via Francigena perché camminando in alto riuscivano a orientarsi meglio. Ed è popolare ancora oggi, sia perché collega due città iconiche della nostra Italia, sia perché anche se di strada ce n’è abbastanza, in una settimana o poco più – a seconda della preparazione – si fa tutta. Qui non c’è né il mare né l’alta montagna, eppure «questo è un cammino completo in un territorio autentico, e a percorrerlo ci si sente parte di quella rivoluzione a due gambe che fa incontrare persone e risorgere territori», scrive Cristina Mori in Cammina Italia.

La Via degli Dei è un cammino completo in un territorio autentico

1-2° tappa: Monte Adone e Madonna dei Fornelli
Lo start è da piazza Maggiore, a Bologna, da cui si prosegue in via d’Azeglio e Saragozza per poi salire – e tanto – al Santuario della Madonna di San Luca, che con le sue 660 arcate detiene il record di porticato più lungo del mondo. Qui si imbocca il sentiero CAI112A fino al Parco Talon di Casalecchio e poi si seguono i primi segnali della Via degli Dei (VD), tra tratti sterrati e, alcuni, asfaltati. La prima tappa si fa a Badolo, in mezzo alla Riserva Naturale Contrafforte Pliocenico (per dormire: B&B Sulla via degli dei, tel. + 39 340 3807128). Il giorno dopo si può decidere se arrivare sulla vetta del Monte Adone (non fatelo se c’è pioggia: il terreno potrebbe essere troppo scivoloso) oppure proseguire direttamente lungo via Valle Verde. Da qui si arriva fino al centro del paese di Brento e poi si segue per Monzuno. Arrivati in località Campagne (dopo una bella salita), si completano gli ultimi 8 km fino alla Madonna dei Fornelli (per dormireB&B Romani, struttura storica familiare che offre stanze private con bagno, ma anche camerate per saccopelisti e campo tenda; tel. 0534 94113).

Per mangiare: I Tigellanti (Monzuno), locale storico del 1300, è ricavato in un’antica torre di guardia medioevale. Lo stile di oggi è montanaro, caldo ed essenziale. Come suggerisce già il nome, questo è il regno della tigella, la pasta fritta tipica della cucina emiliana, che viene cotta nell’olio o nello strutto e si accompagna ad affettati, salsine e formaggi. Qui le tigelle si fanno con farina bio a km 0 e si possono gustare anche dolci con la marmellata. Necessaria la prenotazione (tel. +39 348 015 6263).

3° tappa: in Toscana
La tappa 3 è quella che porta in Toscana. Si segue prima il sentiero 019 per Pian di Balestra e poi la segnaletica Via degli Dei – Futa e Strada Romana, dove si possono ammirare tratti dell’antica Flaminia Militare. Continuando sul sentiero si arriva alla Piana degli Ossi, dove si trovano i resti di un’antica fornace del II secolo a.C., e poi alla cima delle «Banditacce», punto più alto di tutto il percorso (1200 metri circa). Poco più avanti ecco un altro, importante traguardo: la metà del tragitto, ossia la distanza più o meno uguale tra Bologna e Firenze (in un punto detto il «Poggiaccio»). Da qui si prosegue con le indicazioni per la Futa, prima su un sentiero sterrato poi sulla strada asfaltata SS 65, e che è da seguire fino all’ingresso del Cimitero militare germanico, il più grande fra quelli realizzati in Italia (accoglie 30.683 salme provenienti da 2.069 comuni italiani). Superato il piazzale s’imbocca il sentiero per via Santa Lucia Monte di Fo’ che porta dritti all’Albergo il Sergente (tel. 055 8423127), nel cui ristorante si può degustare un ottimo menu tosco-emiliano in ambiente familiare, dai tortelli fatti in casa alla carne alla brace (con contorno di fagioli all’uccelletto).

4° tappa: l’osteria bruciata
Il quarto giorno si sale all’«Apparita», seguendo le indicazioni GEA e poi il sentiero CAI 00 che porta a Monte Gazzaro, a 1125 metri (anche questo sentiero è sconsigliato in caso di maltempo). Dopo aver firmato il libro di vetta, si scende fino al Passo dell’Osteria Bruciata. Perché si chiama così? Perché qui, un tempo, sorgeva una locanda dove si cucinavano piatti di «carne umana», che il proprietario preparava dopo aver derubato e ucciso i suoi avventori. Fu un frate qui di passaggio che, una volta arrivato a Sant’Agata del Mugello,m andò dalle guardie a denunciare l’orribile usanza. Le guardie salirono al passo, trovarono i resti e le prove degli assassinii, e impiccarono tutta la famiglia di osti, bruciando la locanda affinché non venisse più ricostruita. Leggenda, vero? Sì certo, così si pensava, almeno finché alcuni resti di mura e un pavimento con tracce d’incendio furono rinvenuti alcuni anni fa.

Come quel frate, anche voi proseguirete il sentiero per Sant’Agata (CAI 46 e CAI 46b). Qui, potrete visitare una Pieve romanica del 984una delle chiese più belle e significative di tutto il Mugello, interamente costruita in filaretto di alberese, una pietra calcarea molto usata nel Medioevo e proveniente da cave della zona. Oppure raggiungere San Piero a Sieve (per dormire: B&B La Pieve, tel. 055 8487182). 

Per mangiareRistorante Icchè c’è c’è (San Piero a Sieve), dove – anche se sembra incredibile, considerato il contesto – si può mangiare dell’ottimo crudo di pesce (tel. 055 848112).

5° e ultima tappa: l’arrivo a Firenze
Essendo un po’ lunga (33 km), l’ultima tappa si può spezzare dormendo a Bivigliano oppure prendendo un autobus a Fiesole per Firenze. La strada da seguire è quella del CAI che porta alla Fortezza Medicea di San Martino, e poi, da qui, al castello di Trebbio. Attraversando «campi di ulivi, borghi e le dolci colline del Mugello» si giunge in località Tagliaferri, da dove poi si seguono i cartelli Cai per Bivigliano (per domire: B&B Cortevecchia, tel. +39 335 361193). Prima di arrivare a Bivigliano, però, la tappa al santuario di Monte Senario è un obbligo. Si tratta di uno dei più importanti santuari della Toscana ed è ancora oggi abitato da (pochi) frati che nel loro refettorio offrono anche un piccolo ristoro per i viandanti (ma non è un ristorante). Da provare sono soprattutto i liquori prodotti nella distilleria del convento, in particolare la Gemma d’Abeto, prodotto dal 1865 con estratti di Abete bianco.

Per proseguire verso Firenze, va imboccato il sentiero 00 per Fiesole e poi lo 02 in direzione Poggio Pratone, da cui si gode forse la vista più emozionante di tutto il viaggio, con la città del Rinascimento che fa capolino all’orizzonte in tutto il suo splendore. Da Fiesole, se le gambe lo consentono, si prende il sentiero 07 per Monte Ceceri e poi da qui per le cave di Maiano e, in via Lungo l’Affrico, si arriva in città. Ce l’avete fatta, una bella fiorentina ve la sarete proprio meritata…!

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