Il mondo oltre il Gin Tonic

Il mondo oltre il Gin Tonic

Chi l’ha detto che la tonica sta bene solo con il gin? Dopo il grande ritorno del Gin Tonic, sono stati immessi sul mercato una gran quantità di differenti gin e toniche. Queste ultime si differenziano per il perlage, per il contenuto di zucchero e, in alcuni casi, per l’aromatizzazione. Il risultato è un numero potenzialmente infinito di combinazioni. E se cambiassimo la base alcolica? Le potenziali combinazioni aumentano e, per questo, abbiamo chiesto a un esperto di guidarci. Il nostro Virgilio, in questo viaggio nelle bottigliere, perfino in quelle abbandonate della nonna che potrebbero nascondere dei tesori, è Massimo D’Addezio, il patron di Chorus a Roma, nonché grande maestro di molti bartender romani.

La regola dei quattro bianchi

Come dice Massimo D’Addezio: «I quattro bianchi sono i grandi amanti della tonica». Ma chi sono i quattro bianchi? A parte il già noto gin, c’è la vodka, e questo non sorprende, considerato che anche il Vodka Tonic ha avuto il suo momento d’oro. Ma quelli che sono meno scontati sono il rum e la tequila. Nel primo caso, sottolinea D’Addezio, è fondamentale proprio l’uso di un rum blanco, mai di uno ambrato. «È un’usanza, specie negli States. Io l’ho imparato dalla famiglia Bacardi, Bacardi Carta Blanca e Schweppes», una combinazione inaspettatamente buona per D’Addezio. Anche il Tequila & Tonic ha da dire la sua, benché finora sia stato più noto in abbinamento con la soda (ricordate il tequila bum bum?). «Negli anni del boom più di uno confondeva la soda con la tonica, ma in fondo la tequila sta bene con entrambi». Attenzione però a non scambiare Tequila con Mezcal, che ha un’affumicatura pronunciata e che finisce per essere “too much” secondo il barman romano.

Con i distillati d’uva, toniche con poco zucchero

Non sapete che fare di quella grappa in fondo al ripiano delle bottiglie? Ecco un modo per consumarla agevolmente, che rende relativamente facile sia la bevuta che la miscelazione di un tipo di distillato notoriamente complesso da utilizzare nei cocktail. Ma attenzione alla scelta della tonica. «Il distillato d’uva, la grappa e il pisco peruviano, essendo parenti prossimi del vino, richiedono un bilanciamento della dolcezza, utilizzando una tonica bassa di zuccheri, dal gusto più amaro. Attenzione, però, questo non significa usare banalmente le toniche senza zucchero, perché quelle sono corrette con dolcificanti e alcune risultano perfino più dolci». Sempre per un problema di eccesso di zuccheri, D’Addezio esclude che fra vermout e tonica la combinazione sia vincente. «Fa eccezione il Martini Rubino, che ho avuto modo di apprezzare».

Risultati inaspettati con bitter e amari 

Chi l’avrebbe mai detto che gli amari, espressione di una grande tradizione liquoristica italiana, avrebbero vissuto una nuova vita ai giorni nostri? Assoluti o in miscelazione sono alla base di una vera e propria riscoperta da parte dei bartender di tutto il mondo. Per D’Addezio bere con la tonica bitter e amari è una vera e propria rivelazione. Il suo preferito con la tonica? Il Rinomato, l’aperitivo ideato dal collega Giancarlo Mancino. Grandi risultati anche con Amaro Montenegro e il Ramazzotti, con l’Aperol e l’Aperitivo Casoni. Perfino il limoncello, se non è troppo dolce, può dare soddisfazioni. E una chance D’Addezio la darebbe anche allo sherry, purché sia di quelli più secchi. Attenzione, però, perché in tutti questi casi vanno scelte rigorosamente toniche chiare e pulite, non troppo complesse, perché come dice Massimo, «l’effetto caramella è dietro l’angolo».

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