Il Mar Tirreno è il più inquinato da micro plastiche: 1,9 milioni di frammenti per metro quadrato

Il Mar Tirreno è il più inquinato da micro plastiche: 1,9 milioni di frammenti per metro quadrato

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Il Mar Tirreno è il più inquinato da micro plastiche: 1,9 milioni di frammenti per metro quadrato” è stato pubblicato su Vegolosi, magazine di cultura e cucina 100% vegetale

Ce ne sono più che in qualsiasi altro fondale marino del mondo: sono le microplastiche individuate nel mar Tirreno da una nuova ricerca internazionale pubblicata su Science dalle università di Manchester, Durham e Brema, insieme al Centro oceanografico britannico (Noc) e l’Istituto francese di ricerca per lo sfruttamento del mare.

Lo studio mirava a comprendere la presenza e i movimenti delle particelle in materiale plastico generalmente più piccole di un millimetro fino a livello micrometrico. I risultati mostrano come in alcune aree del Tirreno e in particolare nelle zone fra Toscana, Lazio, Sardegna e Corsica si possono contare fino a 1,9 milioni di frammenti per metro quadrato. Il motivo di questa concentrazione è dato dalle correnti che determinano in alcune specifiche aree un assembramento di micro particelle; queste correnti, spiega lo studio, sono le stesse che trasportano anche micronutrienti e ossigeno sui fondali marini. Questo, come è facile intuire, significa che nelle aree a maggiore densità di particelle si trova anche la maggior densità di biodiversità sia di animali che di piante acquatiche.

“Quasi tutti hanno sentito parlare delle famigerate isole di rifiuti di plastica galleggiante, ma siamo rimasti scioccati dalle alte concentrazioni di microplastiche che abbiamo trovato in profondità, sul fondale marino”.
Ian Kane – Uno degli autori dello studio

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Un cucciolo di tartaruga trovato morto a causa di 104 pezzi di plastica ingeriti nell’ottobre del 2019

Da dove arrivano queste isole sottomarine di rifiuti plastici?

La cosa più interessante è la percezione dell’inquinamento da plastica e soprattutto la sua collocazione nei mari. Se infatti  una piccola parte dei rifiuti che arrivano dalla costa, dagli impianti di depurazione e dalla dispersione criminale di rifiuti senza criterio nell’ambiente, sono concentrati in superficie, nelle famigerate “isole galleggianti di plastica”, il grosso della plastica finisce sui fondali: solamente l’1 % dei rifiuti rimane, infatti, in superficie, il restante 99%, finisce sui fondali.

L’origine di queste micro plastiche
? “I piccoli frammenti e fibre si originano come particelle prodotte dal lavaggio dei tessuti sintetici, fibre che i filtri dei depuratori non possono fermare, oppure derivano dalla scomposizione di detriti plastici più grandi”.
Questa ricerca avendo mostrato il ruolo delle correnti sullo spostamento e la collocazione delle particelle inquinanti, permetterà ai ricercatori di prevedere le aree a maggior concentrazione per valutare gli impatti sull’ecosistema.

Una delle immagini inviate all’associazione Plastic Free per denunciare l’abbandono di guanti e mascherine nei pressi dei supermercati in Italia

Covid-19: il rischio “dell’inondazione” da rifiuti mono uso

Le scorse settimana molte associazioni ambientaliste hanno lanciato l’allarme. Mascherine mono uso, guanti, l’aumento degli acquisti in imballaggi in plastica sono una delle tante nefaste conseguenze della pandemia che stiamo affrontando. Dall’Italia ed al mondo migliaia di segnalazioni mostrano come i rifiuti generati dalla sconsideratezza di chi getta a terra guanti e mascherine atte a limitare il contagio da Covid-19, siano un problema enorme. Anche WWF ha fornito alcuni dati: “Una stima del Politecnico di Torino dice che per la Fase 2, in cui verranno progressivamente riavviate attività produttive e sociali, serviranno 1 miliardo di mascherine e mezzo miliardo di guanti al mese. Se anche solo l’1% delle mascherine venisse smaltito non correttamente e magari disperso in natura questo si tradurrebbe in ben 10 milioni di mascherine al mese disperse nell’ambiente. Considerando che il peso di ogni mascherina è di circa 4 grammi questo comporterebbe la dispersione di oltre 40mila chilogrammi di plastica in natura: uno scenario pericoloso che va disinnescato”.
Il corretto smaltimento (sempre nella raccolta indifferenziata) o la scelta di mascherine lavabili, segnalate come idonee anche dall’Istituto Superiore di Sanità, è la regola da adottare oltre ad uno stile di consumi il più possibile sostenibile e “zero waste” che limiti al minimo indispensabile l’uso di imballaggi, bottiglie di plastica e sacchetti.


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