I liquori delle Forze Armate di ieri e di oggi

I liquori delle Forze Armate di ieri e di oggi

Esercito 1659
Grappa Trentina
Grappa dell’Alpino
Enocordial
Cordialcioc
Cherry Cordiale
Anetolo

Su via dei Fori Imperiali sono già comparsi gli spalti, le Frecce Tricolori hanno iniziato le prove: tutti i segnali che il 2 giugno, la Festa della Repubblica Italiana, si avvicina. Per Roma è il giorno della sfilata delle Forze Armate, che culmina appunto con lo scenografico passaggio della pattuglia acrobratica delle Frecce Tricolori sul Vittoriano. Insieme alla parata degli alpini che ha recentemente inondato le strade di Milano, il 2 giugno è l’occasione per solleticare una curiosità: esistono ancora i liquori delle forze armate? Dall’inossidabile grappa degli alpini all’immancabile cordiale, la risposta è sì, ma molte cose sono cambiate evidentemente anche nei gusti dei soldati, con proposte più ruffiane e meno da trincea.

Dal Cordiale al Cordialcioc

Riferimento ufficiale delle Forze Armate è lo Stabilimento chimico farmaceutico militare Firenze, nato nel lontano 1832. Se la sua principale attività è nella produzione di farmaci, tuttavia da sempre è impegnato nella distillazione dei liquori dei soldati, a partire dal mitico cordiale. L’Enocordial è il suo prodotto di punta, ovvero un brandy invecchiato almeno tre anni in botti di rovere. Poi ci sono la grappa, l’Amaro delle Alpi e l’Anetolo, ovvero un distillato all’anice. Particolarmente interessante l’Elisir di China, ottenuto tramite l’estrazione a freddo da corteccia di china e scorza di arancio amaro, quindi invecchiato almeno un anno in botti di rovere secondo la storica ricetta presente nella Farmacopea Militare del 1877. E, ancora, le versioni più ruffiane del cordiale di cui si diceva, dal Cordialcioc, con puro cioccolato extrafondente, allo Cherry Cordiale, aromatizzato alla ciliegia.

Le bottiglie in mimetica

Un cordiale, o meglio un altro brandy invecchiato tre anni, ingentilito con latte di bufala Dop è invece la proposta dell’Antica distilleria Petrone, con tanto di bottiglia mimetica e nome che più evocativo non si può: sull’etichetta compare il nome “Esercito 1659”, dove 1659 sta per l’anno in cui nasceva il reggimento “delle guardie”, ovvero la data di nascita dell’Esercito, che ha concesso il marchio alla distilleria campana. Nella presentazione si legge che il distillato originale, il Cordiale 15 18 (dove ovviamente i numeri stanno per il principio e la fine della Grande Guerra) è stato «un must nella storia delle Forze Armate d’Italia, fu un amorevole compagno dei soldati nelle lunghe notti invernali».

La grappa dell’Alpino

Che gli alpini siano grandi bevitori e che le loro feste siano molto alcoliche non è un mistero, benché sempre civilissime (da vedere le immagini della Milano post parata, più pulita di prima dell’evento). Detto questo, sono diverse le distillerie che si contendono la palma di grappa di riferimento, anche se una sola può vantare il marchio ufficiale: è la distilleria altoatesina Psenner che produce la Grappa dell’Alpino, con tanto di soldato in etichetta. Si tratta di una grappa barricata a ben 40°, ottenuta mediante distillazione con metodo continuo e discontinuo in alambicchi a bagnomaria usando esclusivamente vinacce dell’Alto Adige. Per chi preferisce la grappa bianca, c’è la Grappa Trentina della Distilleria Cappelletti, che reca anch’essa il caratteristico cappello con la penna in etichetta. Sul versante lombardo, invece, a Mapello, in provincia di Bergamo, c’è la Distilleria Locatelli, con il suo «distillato ruspante, forte, consumato da più di cent’anni in tutta la bergamasca».