Green pass obbligatorio per entrare al ristorante e al bar dal 26 luglio? | CucinoFacile.it

Green pass obbligatorio per entrare al ristorante e al bar dal 26 luglio?

Un green pass “leggero”, rilasciato anche a chi ha effettuato soltanto una dose di vaccino, oppure un tampone effettuato nelle 48 ore precedenti. Sono questi i requisiti che potrebbero servire dal 26 luglio per entrare nei ristoranti al chiuso, secondo la linea prevalente. Ma la discussione è ancora in corso, al Governo. L’obbligo del green pass per accedere ai luoghi dove c’è il rischio di assembramento ha ottenuto il via libera dei presidenti di Regione: anche in zona bianca sarà necessario presentare la certificazione per partecipare a spettacoli, viaggi e sport.

Il nuovo decreto Covid sarà approvato domani, giovedì 22 luglio. Ci saranno tre fasi: la prima prevede l’obbligo del Green Pass – concesso anche con una sola dose – per eventi pubblici e ristoranti e bar al chiuso a partire, appunto, dal 26 luglio (o dal primo agosto), la seconda, che inizierà il primo settembre, restringerà il rilascio del Green Pass a chi ha completato l’intero ciclo di vaccinazione e la terza, dal 15 settembre, imporrà la certificazione per salire su tutti i trasporti pubblici.

È la soluzione che il Governo ha trovato per evitare la chiusura delle attività nonostante la risalita della curva epidemiologica e per lasciare tutta l’Italia in zona bianca durante quest’estate. Intanto si discute anche della proroga dello stato di emergenza, in scadenza a fine mese: potrà essere prolungato fino al 31 ottobre o, ancora più probabilmente, fino alla fine del 2021.

Il modello francese

La Francia è stata la prima a decidere di imporre il green pass per contrastare la ripresa dei contagi. Il modello francese ha convinto il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, secondo cui «è sicuramente una scelta giusta. Dovremmo farlo anche in Italia: non mi chiedete perché ancora non siamo partiti, io a Speranza l’ho detto tante volte». Secondo Sileri, il green pass va applicato «sul serio», perché «è un mezzo per non tornare indietro quando i contagi saranno più elevati».

L’altro sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, invece, la pensa diversamente: «Per quanto riguarda l’obbligatorietà del green pass, un conto è se parliamo di discoteche o stadi, ma per i ristoranti e i bar è eccessivo anche perché si introdurrebbe un elemento economico: pensiamo alla famiglia che va a mangiare una pizza e che costringiamo a pagarsi il tampone. Io credo che su questo sarei cauto», ha spiegato. «Poi se un ristoratore, liberamente, fa entrare solo i clienti vaccinati con il green pass è un altro discorso. Veicoliamo il messaggio che è importante vaccinarsi. Noi siamo più avanti rispetto alla Francia: abbiamo vaccinato il 43% della popolazione e loro il 36%».

Fra i partiti, i favorevoli al modello Macron sono M5s, Pd e Forza Italia (anche se ognuno con sfumature diverse), mentre gli apertamente contrari sono Lega e Fratelli d’Italia.

GREENPASS

Una tendenza europea

Altri Paesi europei, d’altra parte, hanno già adottato lo stile francese: in Grecia, fino alla fine di agosto, solo le persone vaccinate avranno il permesso di entrare in luoghi chiusi come i centri di intrattenimento e i bar, oltre che i cinema e i teatri. Anche in Danimarca è richiesto il pass sanitario per entrare all’interno di ristoranti e bar. In Portogallo, dal 10 luglio, in 60 Comuni (fra cui Lisbona e Porto) i ristoratori sono obbligati a chiedere il certificato vaccinale per accogliere i clienti. In Spagna i vaccinati tra la popolazione giovane sono ancora pochissimi: nei locali senza spazi all’aperto vengono richiesti test all’ingresso, e i alcuni titolari stanno proponendo un pacchetto all inclusive con drink e tampone.

La Fipe: «È discriminatorio»

Assolutamente contraria all’ipotesi green pass nei ristoranti è la Fipe, la Federazione italiana dei Pubblici esercizi. «La campagna vaccinale va sostenuta, incoraggiata e, possibilmente, velocizzata. Questa è la nostra migliore arma per un ritorno alla stabilità delle nostre vite. Quello che tuttavia non è accettabile è che, per raggiungere l’immunità di gregge, si finisca per penalizzare sempre le solite categorie», dice Roberto Calugi, direttore generale di Fipe-Confcommercio.

Proprio l’Horeca, a causa delle misure adottate per contrastare la diffusione della pandemia, è uno dei settori che ha subito i maggiori danni: ammontano a oltre 34 i miliardi di euro nel 2020 e a oltre 6 nei primi mesi del 2021 le perdite stimate per i pubblici esercizi, a 22 mila le imprese chiuse e a 243 mila i dipendenti che hanno perso il lavoro.

«I pubblici esercizi hanno pagato più di ogni altro settore nei 16 mesi della pandemia, sia in termini di perdita di fatturati che in termini di posti di lavoro. Andare ancora una volta a pesare sulle nostre attività significa compromettere la ripartenza e allontanare le migliaia di professionisti che stavano tornando pian piano ad avere fiducia e a mettere le loro competenze a disposizione dei locali. Se proprio si vuole percorre questa strada, che il vincolo del vaccino valga per ogni tipo di attività, dal teatro, alla palestra, al supermercato, a ogni altro luogo. Altrimenti è discriminatorio».

 

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