Gli street surfer del Sudafrica che riciclano e salvano l’oceano

Gli street surfer del Sudafrica che riciclano e salvano l’oceano

Nel Sudafrica solo il 10% di tutti i rifiuti generati viene riciclato, mentre tonnellate di spazzatura finiscono nell’oceano, contribuendo all’inquinamento marino e all’impatto ambientale globale. Qualche mese fa gli attivisti ambientalisti locali di The Litterboom Project, un progetto nato per fare luce sulla gravità del problema e per convincere il governo a prendere dei provvedimenti in merito, hanno girato e diffuso un filmato realizzato nella città portuale Durban. In questo video si vede un allarmante scenario, ovvero centinaia di bottiglie di plastica e di spazzatura che fluttuano tra le onde e che ricoprono buona parte delle coste. Sebbene la risoluzione di questo problema sembri ancora lontana, ci sono degli eroi involontari che ogni giorno fanno la differenza, ovvero i cosiddetti street surfer.

Cavalcare l’onda del cambiamento

Migliaia di persone, ogni giorno, in Sudafrica si svegliano alle 3 del mattino e percorrono fino a 50 chilometri, girando per le strade delle città a bordo di un carrellino con le ruote, e rovistando tra i rifiuti raccolgono plastica e altri materiali da riciclare. Ribattezzati street surfer, in quanto sfrecciano con eleganza e a grande velocità sull’asfalto e in mezzo al traffico, sono oltre 100mila i giovani che, con il loro impegno quotidiano, contribuiscono fino al 90% del riciclaggio del paese. Eppure questi paladini della nobile missione ambientalista sono ragazzi che lottano per sopravvivere e che vivono in condizioni di estrema povertà, senza elettricità, acqua corrente e servizi igienici. Riciclare è la loro unica fonte di reddito. Rischiando la vita ogni giorno, fanno del loro meglio per un oceano più pulito e per un guadagno irrisorio, ovvero circa 300 rand (15 euro) per 1000 chilogrammi di materiali riciclabili raccolti. La società li snobba e i conducenti delle auto spesso cercano di imporsi pericolosamente sulla strada, ma ciò non impedisce a questi ragazzi di trovare ogni giorno l’energia per andare avanti, senza smettere mai di sorridere.

“Street Surfers”, il documentario del surfista ambientalista Frank Solomon

A raccontare questa incredibile realtà ci ha pensato Frank Solomon, surfista professionista e attivista ambientalista di Cape Town. Dopo essere venuto a conoscenza del lavoro di questi “surfisti” ha infatti deciso di realizzare un documentario sulla loro storia, chiamato Street Surfers. In particolare Solomon ha deciso di concentrarsi sulla storia di due di loro, Thabo Mouti e Mokete Mokete. Nel video assistiamo, infatti, alla giornata trascorsa insieme, prima in giro per le strade di Johannesburg a bordo dei carrelli, poi nel centro di raccolta in cui le bottiglie e i rifiuti raccolti vengono da loro smistati e infine nella loro umile dimora. Nonostante i racconti sulle difficoltà quotidiane da affrontare, questi ragazzi, amichevoli e accoglienti, trasmettono energia, forza di volontà, calore e positività e mostrano l’importanza che hanno per loro la famiglia e il senso di comunità.
Per ringraziare Thabo e Mokete per l’accoglienza e per quello che stanno facendo per il nostro pianeta, Frank Solomon li porta a vedere l’oceano per la prima volta, e a cavalcare quel mare che ogni giorno contribuiscono a rendere più pulito. Il documentario si conclude con lo sguardo emozionato, perso tra le onde del mare, e un messaggio positivo: «Nel mondo siamo miliardi di persone e se ciascuno di noi, ogni singolo giorno, raccogliesse anche solo un rifiuto in plastica, potremmo vivere in un mondo completamente diverso».

Da qualche mese il surfista sudafricano ha anche lanciato una campagna, ancora attiva, su BackaBuddy per raccogliere fondi da devolvere a Thabo e Mokete, per poter fornire loro cibo, vestiti e altri beni di prima necessità.

Foto:  street-surfers africa inquinamento oceani_thesouthafrican.jpg
Foto: street surfer africa_documentario Frank Solomon.png

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