Gamberi alla Kung Pao

Gamberi alla Kung Pao

IMG_0941
_MG_7855
Lo chef Guo- quing Zhang
_MG_7902
Matte-Barro-379
IMG_1054
Matte-Barro-549
Matte-Barro-233
Yike Weng e Chiara Wang Pei, titolari del ristorante di alta cucina cinese Bon Wei

Che lo si scriva Gong Bao, Kun Pao, Kung Pao (a seconda della traslitterazione dal cinese) si sta parlando sempre della stessa ricetta: un piatto tipico del Sichuan fatto di pollo a pezzettini saltato del wok. Popolarissimo in tutti i ristoranti cinesi in Occidente, ha assunto quel tipico sapore che unisce piccante, dolce e agro; e può essere preparato anche in altre versioni, come questa con i gamberi.

I Gamberi Kung Pao sono oramai un signature dish del ristorante Bon Wei, avamposto dell’alta cucina cinese regionale a Milano, dal 2010. Lo chef Zhang Guoqing la prepara da anni, spogliandola dai falsi luoghi comuni e servendola con il giusto grado di piccantezza. Ma a casa si può moderarla come si preferisce.

La cucina cinese utilizza diverse salse che si comprano già pronte nei negozi specializzati, ma in mancanza si può utilizzare del ketchup e un pizzico di peperoncino, al posto della salsa piccante, e una spruzzata di vino e un pizzico di zucchero al posto della salsa ai frutti di mare. E la ricetta si può realizzare anche ovviamente anche con dei pezzettini di pollo!

Ingredienti per 2 persone

500 g di gamberi sgusciati
1 zucchina tagliata a cubetti
1 peperone tagliato a cubetti
1 cipolla bianca tagliata a cubetti
una manciata di arachidi
uno spicchio d’aglio
olio di arachidi
salsa al pomodoro e peperoncino piccante
salsa a base di frutti di mare, soia e vino cinese

Procedimento

Saltare in un wok a fuoco altissimo, con un cucchiaio di olio di arachidi, le arachidi, le verdure e poi i gamberi, fino a metà cottura. Basteranno 5 minuti in tutto.
Finire al cottura dopo aver aggiunto lo spicchio d’aglio sbucciato e schiacciato, la salsa ai frutti di mare e la salsa piccante e un pizzico di sale (oppure le alternative consigliate sopra). Servire subito con riso bianco.

Foto di Matteo Barro

Translate »