Come cambierà la mensa della scuola dopo l’emergenza?

Come cambierà la mensa della scuola dopo l’emergenza?

Il mese di settembre vedrà finalmente milioni e milioni di bambini italiani tornare sui banchi di scuola. L’emergenza sanitaria, a quel punto, dovrebbe essere sufficientemente sotto controllo per consentire ai giovani studenti di riprendere la propria routine, fatta di sorrisi, di emozioni, di libertà, di momenti di crescita in compagnia di amici e insegnanti. La maggior parte delle abitudini, però, dovrà per forza essere rivista e corretta: a cominciare dall’ingresso in aula per le lezioni, per arrivare fino al momento del pranzo in mensa.

Già, perché proprio come è accaduto per i ristoranti aziendali – e come ha sottolineato lo stesso Comitato tecnico-scientifico istituito per affrontare l’epidemia di coronavirus – anche le mense scolastiche dovranno necessariamente essere ripensate. Arrivare a un protocollo comune, applicabile e sicuro, però, potrebbe essere più complicato del previsto: ed è proprio per questo che Cirfood, impresa cooperativa impegnata nella ristorazione collettiva, ha deciso di lanciare il progetto Nutriamo la Scuola, in collaborazione con il Comune di Reggio Emilia e il supporto del Politecnico di Milano e dell’Università degli Studi di scienze gastronomiche di Pollenzo. Obiettivo: sfruttare a dovere i mesi estivi per individuare le regole e le buone pratiche di una nuova normalità ancora tutta da inventare.

Foto Getty.

Dalla scuola alla comunità

La sicurezza è – e resterà – senza alcun dubbio la priorità assoluta in vista del ritorno in classe a settembre. Perché possano riaprire le proprie porte è dunque fondamentale che i bambini e le loro famiglie acquisiscano nuove abitudini sociali, nuove consapevolezze di comportamento che assicurino un rientro senza rischi. Per sei settimane, da metà giugno a fine luglio, i bambini di Reggio Emilia che parteciperanno ai centri estivi della città saranno affiancati da educatori ed esperti per apprendere un nuovo modo di studiare, mangiare, giocare e, più in generale, vivere al di fuori della mura domestiche. Il tutto in un percorso che intende toccare tematiche digitali, artistiche, alimentari, di salute, di mobilità e di senso civico.

Ma il progetto non toccherà ovviamente solo i più piccoli. Metterà alla prova tutti i protagonisti coinvolti dai necessari cambiamenti dovuti al coronavirus, dalle istituzioni alle aziende private, dai docenti alle famiglie, dai servizi complementari di mobilità a quelli, appunto, di ristorazione. Il Politecnico di Milano, con un gruppo di lavoro misto tra il Dipartimento di Ingegneria Gestionale e il Dipartimento di Architettura e Studi Urbani, lavorerà in questo senso su una vera e propria sperimentazione di sistema, applicando un modello che valuterà la scuola come momento abilitante per la ripartenza dell’intera collettività. Con un particolare focus sul valore del cibo e le sue implicazioni. Cirfood, dal canto suo, si occuperà di promuovere le attività di educazione alimentare, attraverso giochi e laboratori. E, al contempo, con il consulto dell’Università degli Studi di scienze gastronomiche di Pollenzo, si preoccuperà di sviluppare soluzioni innovative affinché ai bambini sia garantito un pasto sano e bilanciato, in totale sicurezza.

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La nuova mensa

È abbastanza chiaro che il riavvio della ristorazione scolastica dovrà prevedere nuove norme per far sì che ogni alunno riesca a consumare il proprio pasto nel miglior modo possibile, in sicurezza, certo, ma anche con la giusta dose di spensieratezza. Perché no, contrariamente a quanto si possa pensare, la mensa non è un semplice servizio accessorio della scuola, come sottolinea la presidente di Cirfood Chiara Nasi: «Da sempre il momento del pasto ha una vera e propria funzione sociale e nutrizionale. La chiusura delle scuole, e dei servizi di ristorazione, ha quindi comportato una doppia perdita per le famiglie e i bambini. Basti pensare che per alcuni il pasto a scuola era l’unico sano della giornata e i dati Istat lo confermano. In Italia un bambino su quattro è obeso a causa di una dieta sbilanciata. Il nostro obiettivo è tornare a garantire un importante momento di convivialità, una corretta nutrizione ed educazione alimentare a tutti i 300mila studenti che serviamo ogni giorno in oltre 480 Comuni in Italia».

Sarà fondamentale, però, rivedere ogni singolo aspetto della permanenza in mensa, anche da un punto di vista strettamente pratico. Per questo sono al vaglio diverse soluzioni, che potrebbero essere sperimentate proprio nel corso dei prossimi mesi a Reggio Emilia: dalla turnazione per gli ingressi, che porterebbe così meno studenti a condividere i tavoli della mensa nello stesso momento, alla possibilità di sfruttare spazi inediti per il pranzo, come palestre, cortili e sì, volendo anche le stesse classi; fino ad arrivare alla distribuzione di lunch-box – come suggerito anche dallo stesso Ministero dell’Istruzione nelle sue linee guida per la riapertura – o a soluzioni più tecnologiche, che potrebbero per esempio consentire ai genitori di scegliere il menu giornaliero per i propri figli via app, evitando loro di doversi mettere in coda con il vassoio in mano davanti alle postazioni di primi, secondi, verdure e via dicendo.

Foto courtesy Cirfood.

Un aiuto anche per i genitori

No, la scuola non è un parcheggio per bambini, ma è indubbio che rivesta un ruolo fondamentale anche nella vita dei genitori, per consentire loro di lavorare con serenità. Ed è proprio pensando ai genitori, e più in generale al rapporto tra scuola e famiglie, che a Reggio Emilia potrebbe essere sperimentato anche un ulteriore servizio innovativo: una sorta di take-away su prenotazione, che consentirebbe a mamma e a papà di prelevare, insieme con il proprio bambino, anche la cena da riscaldare a casa. Il menu, in questo caso, sarebbe sempre studiato per garantire un pasto sano ed equilibrato, e potrebbe essere ritirato direttamente da un armadietto personale.

«L’avvio del progetto Nutriamo la Scuola a Reggio Emilia è per noi importante perché è qui che siamo nati e abbiamo la nostra sede», prosegue Chiara Nasi. «È il luogo dove sorgerà il Crifood District, il centro di innovazione dedicato ai temi della nutrizione e del futuro del cibo, e dove si trova la cosiddetta Nutrition Valley. Un terroir sul quale gravitano tradizioni, competenze e sperimentazioni per un’innovazione di valore sociale e culturale attraverso il cibo, che resta un vero e proprio patrimonio di tutta la regione Emilia-Romagna».

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