C’erano una volta i dolci di Natali siciliani… poi è arrivato il panettone

C’erano una volta i dolci di Natali siciliani… poi è arrivato il panettone

Dolci di Natale siciliani
Dolci di Natale siciliani
Dolci di Natale siciliani
Dolci di Natale siciliani
Dolci di Natale siciliani
Dolci di Natale siciliani
Dolci di Natale siciliani
Dolci di Natale siciliani

Qual è il colmo per una milanese che va in Sicilia alla ricerca dei dolci delle Feste? Ritrovarsi a Licata, a casa di una zia 98enne che, alla fine della cena, ti offre il “panetùn”! Ero atterrata a Catania con due buoni propositi: fare visita alla zia e andare a caccia dei dolci di Natale siciliani. Ora che il panettone è sulla bocca di tutti, l’idea era di portare a Milano qualcosa di “originale” per stupire parenti e amici. L’impresa si è rivelata più ardua del previsto, visto che il lievitato milanese è diventato tradizionale un po’ ovunque in Italia.

Ricci di mandorla, il sapore di una Sicilia che ormai non esiste più

Il giorno che la zia mi ha fatto trovare il panettone in tavola, ero arrivata da lei con un vassoio di Ricci di mandorla comprati là dove leggenda vuole siano nati: al monastero del Santissimo Rosario di Palma di Montichiaro, il paese de Il Gattopardo. Le monache benedettine di clausura si tramandano da secoli l’antica ricetta dei biscotti citati anche nel romanzo di Tomasi di Lampedusa. Suor Maria Nazarena vive in questo convento da più di 60 anni. Insieme a lei sono rimaste solo altre due sorelle, che fanno rivivere nei sapori un pezzo di Sicilia che ormai non esiste più. Di fronte alla mia curiosità, decide di rivelarmi gli ingredienti dei Ricci: mandorle di Agrigento, zucchero, scorza d’arancia e uova. I trucchi per farli, però, rimangono custoditi, insieme al ricettario, dietro le sbarre da cui mi passa il vassoio. O meglio i vassoi. La voglia è di provarli tutti – i Ricci non sono, infatti, gli unici. Ci sono anche le Paste nuove ripiene con conserva di arance, il Torrone morbido, le Cassatine di pasta reale al pistacchio, la Frutta di Martorana, le Ciambelle di pasta frolla con mandorla. L’elenco continuerebbe. Mi sono fermata qua. Avviso: l’indecisione, qualora vi ci doveste trovare di fronte a cotanta dolcezza, sarà massima.

A Scicli non è Natale senza Iadduzzi!

La seconda tappa alla ricerca dei dolci di Natale siciliani è stata Scicli, in una panetteria lontana dal centro barocco. Così fuori che, schivando le buche lungo la strada, può venire il dubbio di essersi persi. L’ingresso è quello di una casa a due piani. Affacciata sul cortile, la vetrina della panetteria La Fornarina. La signora Carmela ci mette un po’ a farsi vedere. È più incuriosita lei di me. Cosa ci fa qua una turista il 6 di dicembre, domandano eloquenti i suoi occhi? «Sono venuta per provare i suoi Iadduzzi». Risposta: «Ah, mica c’avete il panettone voi a Milano?»… Carmela mi spiega che lei li fa ancora a mano, uno ad uno. Che i suoi figli, con cui gestisce l’attività, vorrebbero smettere perché ci vuole tanto tempo, troppo in un mondo dove tutto corre, anche in Sicilia. Ma lei non cede «perché a Scicli non è Natale senza Iadduzzi!», dei grossi biscotti il cui nome significa “galletti”. Nel ripieno lei ci mette «miele millefiori, mandorle della nostra campagna, arancia, cannella, niente zucchero». L’impasto esterno è fatto con acqua e farina di grano duro, lievito e un po’ di miele. Dolci al punto giusto, aromatici, profumati e morbidi. Cominci con uno e non sai quando ti fermi.

Dolci di Natale siciliani: c’è anche il Cous cous dolce

Le terza e ultima tappa del mio mini-tour glicemico in Sicilia è stata Agrigento, in un altro monastero, quello di Santo Spirito. L’edificio si trova nella parte alta della città, ci si arriva da viuzze laterali e ripide scalinate, al termine delle quali lo si intuisce sulla destra per la sua imponenza color tufo. È l’una del pomeriggio. La porta della chiesa è chiusa, ma accanto ce n’è un’altra con il campanello. Suono. Qualche minuto di attesa e alla porta si affaccia Suor Maria Gabriella. Non si aspettava questa visita. «Ormai non sono più tanti quelli che vengono a prendere i dolci da noi, tantomeno i turisti. Qualche famiglia di Agrigento ce li prenota con anticipo, ma oggi come oggi è il panettone ad andare per la maggiore». Qui sono venuta apposta per provare una specialità delle suore cistercensi che nei secoli si sono succedute in questo monastero: il cous cous dolce, che sembra aver origini tunisine. Suor Maria Gabriella è qui da 20 anni e insieme alle sue sei sorelle prepara il cous cous in grandi pentoloni di terracotta con pistacchi – rigorosamente di Rafadali -, frutta candita, cioccolato e tante piccole segretissime delizie. L’altro dolce per cui il monastero è famoso sono le Conchiglie di pasta reale ripiene, a loro volta, di cous cous dolce: in bocca un’esplosione di dolcezza. Suor Maria mi dice che se voglio i dolci me li può mandare a Milano. Loro fanno anche le spedizione, basta avvisarle con un po’ d’anticipo. Io le rispondo che questa volta, già che son qua, ci penso io a fare scorta, ma che per Pasqua mi farò sicuramente viva.

Translate »