Ad Argiano alla scoperta del Brunello

Ad Argiano alla scoperta del Brunello

Argiano e il Brunello di Montalcino
Villa bell’Aria ad Argiano
La cantina storica
Il winemaker Bernardino Sani
I vini di Argiano
Chef Roberto Rossi del Silene
La battuta di carne con il Rosso di Montalcino
Tortelli soffici di Silene con Brunello 2015
Il piccione del Silene con il Brunello Vigna del Suolo

Un castello, i vigneti, le botti, la cantina, poi il Brunello e un pranzo stellato. Tutto questo è il top dell’esperienza che si può vivere nella Val d’Orcia, precisamente ad Argiano, a un passo da Montalcino, dove ha sede una delle cantine più antiche e rinomate del Brunello. Cantina dal 1580, Argiano è sede di Villa Bell’Aria, definita «il più bel palazzo di campagna dello Stato di Siena»: una residenza nobiliare di campagna appena finita di restaurare per volere del nuovo proprietario, Andrè Santos Esteves, tycoon brasiliano appassionato di vini d’autore e innamorato della dolcezza delle colline toscane.

Filari di vite e scenari da film

Scenari talmente belli e caratteristici da potersi definire “da film”. E non è un caso se in questi luoghi è passato più di un set cinematografico: prima la tappa toscana di Julia Roberts in Mangia, prega, ama, più di recente Liam Neeson, insieme al figlio Micheál Richardson (figlio sul set e nella vita) è stato ospite della cantina di Argiano per girare il suo Made in Italy, film di prossima uscita che racconta la storia di un americano che eredita un casale con vigneto in Toscana e ne fa un progetto di ristrutturazione sia del casale che del rapporto con il figlio, arrivando infine anche a produrre un vino chiamato appunto Made in Italy.

La cantina storica appena restaurata

La passeggiata tra i filari precede la visita delle cantine, prima quella operativa, dove riposa il grosso delle annate di Brunello in preparazione, poi la cantina storica, un vero gioiello del recupero architettonico. È lo stesso curatore del progetto, l’architetto senese Filippo Gastone Scheggi a mostrarci le foto di com’era prima dei lavori, per apprezzarne ancor meglio il risultato. A guidarlo nella sua opera, il rispetto del luogo, dell’antica sapienza nella costruzione di cantine fatte per ospitare il vino, con il ripristino degli sfoghi d’aria che facevano respirare il prezioso nettare nelle botti, quindi il sapiente recupero di elementi del castello come i cocci del soffitto che, opportunamente trattati, diventano un magnifico pavimento a spina di pesce, con tutte le antiche incrostazioni e la meravigliosa irregolarità.
Il restauro è giocato su elementi materici, sull’antico che sposa la modernità delle integrazioni, come la vertiginosa scala a chiocciola in corten che scende nella cisterna, costruita seguendo la successione di Fibonacci. È un vero e proprio viaggio nel passato del Brunello: «Ogni gradino è diverso dall’altro, tagliato al laser per adattarsi al millimetro», spiega l’architetto, mentre scendendo le scale si attraversano le epoche. Qui, come nella teca Tachis, c’è un patrimonio di bottiglie introvabili, non solo della cantina di Argiano, ma anche degli altri produttori che hanno fatto la storia della Val d’Orcia, di Montalcino e del suo pregiato vino.

Dove il vino riposa

E poi ci sono le botti, il legno, dove il Brunello riposa. Rigorosamente botti, ci tengono a specificare, perché il vino di Montalcino deve stare largo, mentre le barrique hanno una dimensione più contenuta ed è maggiore il contatto fra vino e legno. «Il Brunello riposa in botti che vanno dai 60 ai 7,5 ettolitri, ma abbiamo delle barrique, più piccole, per far affinare il nostro Supertuscan», afferma Bernardino Sani, direttore generale della cantina e giovane winemaker di grande esperienza. Si tratta del Solengo, che è un prodotto ancor più ricercato, riportato al suo fulgore da Sani che ha rispolverato le ricette del grande Giacomo Tachis, re dell’enologia e padre fra gli altri del Sassicaia e del Tignanello, oltre che, appunto, del Supertuscan di Argiano.

Tutta la Val d’Orcia nel cibo e nel vino

Da ultimo si arriva alle Dimore, l’agriturismo della Tenuta. In questi mesi il lockdown ne ha interrotto l’attività ricettiva, ma si può organizzare un’esperienza come quella che abbiamo vissuto: arriva lo chef a domicilio, si utilizzano le cucine di questi deliziosi appartamenti affacciati sulle colline toscane e sottoposti anch’essi a un restauro conservativo e rispettoso del territorio in cui si trovano, si mangia un pranzo (nella nostra esperienza stellato), si abbinano con l’enologo gli ottimi rossi della cantina di Argiano.
Nella nostra esperienza ai fornelli c’era lo chef Roberto Rossi del Silene, l’unico stellato della Val d’Orcia, nonché il professionista della cucina che meglio interpreta il connubio fra le tradizioni toscane e la ricchezza ed eleganza dei vini di Montalcino. La sua è una cucina schietta, apparentemente senza fronzoli, ma con una raffinata ricerca nella materia prima. Dal pane fatto in casa (e perfino il panettone), il cui lievito madre è stato perfezionato con la collaborazione di un professore dell’università di Siena, alla carne della tartare, passando per l’uovo di papera che tiene l’impasto dei favolosi ravioli e il piccione che rappresenta meglio di tutti la cucina del territorio.
Ogni piatto è stato un crescendo anche nei vini, scelti e presentati da Bernardino Sani che ne è l’autore: se una fresca tartare si abbina bene a un più giovane Rosso di Montalcino, quando si arriva al piccione è l’ora del Brunello, con qualche anno di invecchiamento a fare da supporto a una carne così sanguigna. Un concentrato di Toscana in un boccone e in un sorso, guardando le colline con il calice in mano.

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